Pubblicati nel gennaio 2010
30 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina
Campi di lavoro sulla legalità con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli
Calabria, Estate2009
Quando mi è stato chiesto di raccontare del Campo di lavoro sui terreni confiscati alla ’ndrangheta, ho provato e riprovato a cercare le parole ma tutto quello che ho scritto mi è suonato riduttivo. E’ stata un’esperienza molto importante, di crescita personale, difficile e bellissima nello stesso tempo e fatico ancora oggi a capire da dove partire per spiegare.
Potrei scrivere che al campo eravamo una ventina, che eravamo tutti insieme in una scuola, dormivamo in camerate uomini e donne, divisi in gruppo ci occupavamo di cibo e pulizie e sono nate amicizie molto belle. Che tutte le mattine andavamo nei campi e nel pomeriggio facevamo incontri molto interessanti con persone del luogo che ci hanno raccontato “ordinarie storie di mafia”. Come Saffioti imprenditore calabrese che vive sotto scorta perché ha denunciato il racket, o Lavorato ex sindaco di Rosarno; recentemente salita alla ribalta per la rivolta degli immigrati. Potrei dire che molta gente del paese ci evitava, che altri ci hanno apertamente insultati, che qualcuno è venuto a stringerci la mano, che i ragazzi che lavorano sulle terre confiscate o che organizzano i campi di lavoro, sono ragazzi normalissimi con un coraggio grande come una casa e che non vanno lasciati soli. O anche che coltivare la terra in modo biologico vuol dire togliere gli insetti dalle piante uno per uno, e allora capisci perché il biologico costa tanto. Potrei scrivere che a Polistena ci sono una ventina di adolescenti che hanno scelto di stare con Don Pino, con Libera e la legalità, e che non è la stessa cosa fare questa scelta a Reggio Emilia o farla a Reggio Calabria, perché farla a Reggio Calabria vuol dire essere emarginati dagli altri ragazzi, vuol dire motorini graffiati, gomme bucate.
Potrei raccontare questo e molto altro però alla fine non riuscirei a dirvi cos’è Polistena, cosa vuol dire fare un campo di lavoro con Libera. Così ho scelto di condividere con voi una lettera che ho scritto in Calabria, nella speranza che possano, le parole scritte di getto, essere uno sguardo buttato su Polistena. Ma soprattutto vi invito ad andare a vedere coi vostri occhi e con le vostre mani, cosa vuol dire fare un campo di lavoro sulla legalità e conoscere persone che hanno fatto scelte difficili.
A Polistena i ragazzi di Libera hanno un motto che dice così: “restare per cambiare, cambiare per restare”.
Amica mia sono ormai alla fine di questo viaggio e anche oggi ho messo le mani nella terra. Sai qual è la meraviglia? ci sono 1000Km tra Scandiano – Reggio Emilia e Polistena – Reggio Calabria e quando affondi le mani nella terra senti lo stesso profumo di erba, di umido, di ferro, di lavoro, di fatica, di resistenza.
Resistenza , amica mia, ecco cosa ho trovato in questa terra che si porta dentro gli odori e i colori dell’Africa. Ogni volta che sposti un sasso, raccogli erba tagliata, peli una melanzana, compi un atto di resistenza. Perché qui coltivare la terra con amore e in piena legalità è una scelta di coraggio che dice:”io non ci sto”. Io non ci sto con il lavoro nero, io non ci sto con lo sfruttamento degli immigrati, io non ci sto con l’inquinamento dei terreni, io non ci sto con la privazione dei diritti.
Tu amica lo sai, mio nonno ha fatto il partigiano, mio padre il sindacalista e mi hanno raccontato cosa significa difendere la libertà e i diritti, ma sono dovuta scendere a sud per vedere, per sentire sulla pelle, per capire. Lo diceva anche Pertini nella prefazione de “I miei sette figli”: “la storia dei Cervi dimostra come si possa diventare antifascisti partendo dai valori più elementari ed essenziali: l’amore per l’uomo, il culto della famiglia, la passione per il lavoro nei campi”. E allora? allora forse questo viaggio è una grande metafora. Muoversi, viaggiare, scendere verso il basso, dentro se stessi, verso la terra, scivolare verso sud, dove il sole è più caldo e i colori sanno di odori forti, affondare le mani nella terra e raccogliere melanzane che sanno di resistenza, sanno di libertà.
Ed è così che il cerchio si chiude: partire da Reggio per tornare a Reggio, passando da Reggio.
Annalisa

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli

Campi estate2009 - foto di Serena
Per chi fosse interessato a provare l’esperienza dei campi di lavoro (legalità, ambiente, cultura)
http://www.legambiente.eu/volontariato/campi/index.php
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2796
28 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

Di Francesco Faccia e Elena Razzoli
« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario ».
Primo Levi
Da questo proposito parte un piccolo esperimento volto a capire quanto si conosce o si ha idea di cosa sia la “Giornata della memoria” e i fatti che essa ricorda.
Alcune interviste a giovani e adulti che non vogliono stabilire percentuali o statistiche assolute, ma semplicemente dare un’ idea di quanto questo tema sia accolto dalla città.
Un intento che può sembrare banale o forse presuntuoso, ma che ogni volta riserva sorprese, a volte incoraggianti a volte non proprio.
Se capita infatti di trovare piccoli drappelli di studenti davanti alla biblioteca, consapevoli o meno di questa ricorrenza, non è difficile incontrare per le vie della città, persone assolutamente disinformate, sia sul significato del ventisette gennaio sia su quei fatti terribili che essa ricorda.
“Che cos’è la memoria e perché è importante ricordare?”
“Normalmente sarebbe importante ricordare…”
“E’ importante ricordare, è storia, ma personalmente non lo sento tanto, non c’è niente in giro.” Leggi il resto »
28 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito.
Guardandomi intorno spesso li vedo: tanti e piccoli cerchi nell’acqua, immagini di un movimento vacuo e inespressivo. Spesso li sento: flebili ronzii bagnati e impotenti, condensati in un’aria secca e immobile. Sono sciami di giovani insettini neri; nient’altro che mosche la fonte di quei cerchi, di quei rumori. Moscerini grassi di latte, imprigionati in un piccolo tinello a doghe spesse, in un maneggio solitario, di un’amena valle primaverile.
L’uomo non è nient’altro che una mosca, prigioniera in un secchio di latte appena munto e riversato dall’alto, dalle calde e pesanti mammelle di una florida vacca che dal basso impedisce la visione del cielo azzurro. Così, turgide di quell’opalescente nutrimento in cui stanno annegando, pingui di quel tepore nel latte della vacca e gonfie delle verità della piccolezza in cui sguazzano e ronzano, le mosche si fanno via via sempre più pesanti e sature del dolce e facile latte.
Le ali delle più sazie e quiete sono già rigide, in una calma che è caratteristica della morte, impregnate e terse di quel grave nutrimento, di quelle verità piovuta dalle imponenti mammelle. Alcune musicalmente resistono, gravemente e con sonori sforzi di ali svolazzano mirando al bordo, tentando di innalzarsi dal secchio di se stesse verso il limite. Molte, all’interno di quella geometrica costruzione di legno e chiodi, cedono e mollemente si lasciano tirare a fondo, fuse e ammorbate di quel silenzio che è proprio del tappeto nero sulla densa superficie. Poche escono.
Abbiate il coraggio di innalzarvi oltre l’orlo del vostro neutro secchio d’allevamento, volate sopra la gonfia e plumbea palude di mosche e latte. Abbiate il coraggio di vivere!
Matteo Guidetti (Liceo Ariosto Spallanzani)
…e tu come la pensi?
esprimi il tuo parere, scrivendo un commento!
27 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»
Articolo 1, Legge 211 del 20 Luglio 2000
Memoria. Ricordo. Sono queste le due parole ricorrenti del 27 Gennaio, giornata mondiale della memoria che ricorda la liberazione, o meglio scoperta, del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.
Memoria e ricordo. Nel paragrafo precedente ho usato queste parole quattro volte in tre righe, non perché il dizionario dei sinonimi e contrari è stato perso in qualche angolo buio della scuola superiore, ma per esibire quello che è questa giornata. E’ passato, è storia, è qualcosa che è fuori dalla nostra mente e dalla nostra portata di cittadini indaffarati a fare e pensare mille altre cose. Un giorno all’anno però, dobbiamo ricordare, memorizzare, portare con noi, chissà che in futuro torni utile.
In realtà sappiamo benissimo che questa ricorrenza o data o chiamatela come vi pare, è più attuale di quanto possa dire il nome anacronistico già di per sé. I giornali ne parlano, i telegiornali lo mostrano, le inchieste televisive lo sezionano per studiarlo da dentro, negli stadi lo urlano e nei bar, piazze al chiuso resistenti ai fumosi Social Network, lo si esprime sottovoce e spesso senza rendersene conto. Il razzismo? Si, proprio lui. Non sto dicendo che siamo tutti degli inguaribili razzisti, seguaci di qualche teoria sballata o del mito della razza.. No. Semplicemente credo, ma magari mi sbaglio, che la situazione attuale sia dettata più da un problema di scarsa informazione che da idee razziste o xenofobe, problema di scarsa conoscenza delle usanze altrui e della cultura delle persone che vediamo così “diverse”, farcita da numerosi luoghi comuni che imperversano anche nella mente degli individui più aperti. Problemi che però vanno affrontati, gli errori servono per insegnare qualcosa dopotutto. E l’errore, nei secoli scorsi, si chiamava antisemitismo, una campagna dell’odio nei confronti degli Ebrei alimentata non solo da forze politiche nazi-fasciste ma da gran parte della civiltà occidentale.

Per questo credo che questa data sia importante, che non debba cadere nel profondo pozzo della retorica, della ricorrenza fine a se stessa, celebrata solo dagli alunni nelle scuole e da pochi storici interessati. Ricordare si, ma soprattutto conoscere perché, come diceva Primo Levi
« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario »
Visitate il link delle iniziative organizzate dal comune, con la speranza che possano servire da motore, spillo fastidioso ma necessario, per la conoscenza di uno dei più grandi e/orrori partoriti dalla mente umana. E non ripeterlo/i.
21 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

E’ sempre molto difficile immaginarsi un mondo lontano, anche ora che possiamo utilizzare dei mezzi che fino a pochi anni fa sembravano pura fantascienza. E’ anche un po’ improbabile riuscire a capire un luogo, disegnarselo in testa, attraverso immagini che possono sempre essere in qualche modo distorte, mistificate per diversi motivi dai mass media o da chi ne ha interesse.
Grazie agli aeroplani, alla loro velocità di spostamento, possiamo arrivare in poche ore in qualsiasi parte del mondo, riposare le nostri menti stressate dall’iper lavoro in qualche villaggio turistico, baluardo della civiltà occidentale, nei più bei paradisi terrestri. Anche questa è mistificazione. Non ci accorgiamo che al di fuori del nostro bel mondo ci sono situazioni terribili, malattie che distruggono migliaia di vite umane, umani che distruggono altri esseri umani oppure uomini che, credendosi onnipotenti, combattono una guerra improbabile contro la natura.

Ogni tanto la natura si ribella, le immagini che ci arrivano da questi luoghi esotici e paradisiaci ci scaraventano contro tutte le nostre illusioni, i nostri sogni e i nostri piani per l’estate. A volte la ribellione avviene in casa nostra, e allora sembriamo più coinvolti, ci impegniamo di più, facciamo meno fatica a immaginare.
Io faccio ancora fatica.
Non riesco ad immaginare quello che può essere la devastazione portata da un terremoto, non sono riuscito quando è successo in Abruzzo, pochi mesi fa, e non riesco a costruire ora l’immagine di Haiti distrutta. Non mi bastano le immagini che vengono dai cameraman presenti sull’isola, le fotografie scattate dai reporter internazionali e neanche le voci, un po’ distorte e incerte a causa della distanza e dei mezzi scarsi, provenienti dai giornalisti delle nostre emittenti televisive.
Non mi bastano e non so cosa fare per rendermi utile, qui dalla mia scrivania, non so cosa posso dimostrare in questo spazio e non so quanto possa essere utile quello che sto scrivendo. Forse però qualcosa si può fare, un minimo, qualcosa di veramente piccolo in un mare (oceano) di morte e miseria.
Spulciando qua e la ho trovato alcune notizie che possono interessare a qualcuno di voi, magari ai vostri amici e forse anche a qualche parente. Diverse associazioni hanno organizzato degli aiuti per Haiti, in particolare raccolte fondi.
Riporto di seguito alcuni link utili:
Coop
Boorea
Caritas
Agire
Medici senza Frontiere
Croce Rossa Italiana
20 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

“La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.”
Si sta parlando di proiettili che vagano silenziosi tra le persone, che colpiscono e uccidono, con la grande forza di destare nient’altro che timorosa indifferenza negli animi intorno. Si sta parlando di sputare sui diritti umani. Si Parla di mafia e di governo, in quanto è la sommatoria dei due che ha portato alla situazione dei giorni nostri. Per quanto uno si può ostinare a sostenere che le due entità sono separate o addirittura che l’una è contro l’altra, spero che basti la frase che segue per destare almeno un paio di dubbi. Mister presidente del consiglio, che noi tutti conosciamo e che spero che tutti sappiano che possiede Mediaset e svariati giornali e giornalini, ha convissuto per molto tempo con il signor Mangano, che di fatto fu un mafioso. Ora, logicamente, si può dedurre che, se il presidente del consiglio detiene la maggior parte dell’informazione e se egli è implicato (fosse almeno l’unico) in rapporti intimi mafiosi, è naturale che il popolo non riceva la giusta informazione riguardo la mafia, a meno che abbia voglia di tirarsi la zappa sui piedi, cosa che non ha fatto in 15 anni e che di sicuro non farà oggi. E’ troppo impegnato a fare leggi ad Personam con l’amico Ghedini. Quanto scritto qualcuno potrebbe commentarlo con un: “è acqua passata”. Parliamo di cose più recenti allora. Recentemente, il nostro governo ha emanato una legge che stabilisce che i beni confiscati ai mafiosi devono essere messi all’asta. E’ questa una legge a fin di bene? No. E’ infatti lecito immaginarsi che il destino di un bene mafioso messo all’asta è quello di tornare al proprietario mafioso, che di certo ha più soldi della gente e dei piccoli imprenditori, se paragonati alla mafia, che di sicuro non si aggiudicheranno l’asta. E’ forse allora questo un governo buono che combatte la mafia, se rende semplice il riacquisto del beni mafiosi da parte degli stessi mafiosi? Non è forse più consono donare questi beni sequestrati ad associazioni come Libera che li trasformano in luoghi dove poter coltivare e produrre materie prime, riconsolidando una piccola parte di economia e dando lavoro a gente del posto? Questo governo non è contro la mafia e ogni cittadino ne dovrebbe essere consapevole. Stiamo parlando di gente che convive giorno dopo giorno col terrore. Gente che se non paga il pizzo paga con ben altro. Stiamo parlando di vittime innocenti, di bambini sciolti nell’acido e di magistrati che vengono fatti saltare in aria per il semplice fatto che hanno creduto nella giustizia. La gente non dovrebbe mai dimenticare le stragi del ‘92 – ‘93. Non dovrebbe mai dimenticarsi di persone come Falcone e Borsellino che hanno dato la vita per contrastare la mafia, non dovrebbe mai scordarsi che al mondo ci sono persone come Roberto Saviano, lo scrittore di gomorra, che non può assentarsi nemmeno un secondo dalla sua scorta e che nonostante tutto continua a scrivere per il bene dell’umanità. Ora rimangono commenti come “E io cosa ci posso fare?” oppure, per i più subdoli, unicamente attaccati al soldo, “Tanto non tocca il mio portafogli”. La mafia tocca il portafoglio di tutti ed è una realtà di tutta l’Italia, a differenza di quello che possono pensare i più ignoranti. Ora si può decidere di continuare a rimanere indifferenti e neutrali favorendo indirettamente lo sfruttamento e il terrore implicati nel concetto di mafia, oppure destarsi da questo lungo sonno e fare effettivamente qualcosa, tra le tante cose da fare. Si può iniziare magari, con lo spegnere questa marcia televisione e col fare un salto, per esempio, sul sito di Antimafia Duemila, sul sito di Libera o sul sito di Roberto Saviano. Infine, il 1 marzo ci sarà una manifestazione, a Reggio Emilia, contro le mafie. Ecco, presentarsi a questo evento vorrebbe dire fare già qualcosa di importante.
Stefano Lombardi, Giovani di Reggio Emilia contro le Mafie
19 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

Da oggi su Informagiovani Online, il nuovo portale di informagiovani, è attivo un nuovo servizio molto interessante. Anzi, due nuovi servizi.
Il primo è TgYOU, un telegiornale pensato apposta per i ragazzi che, a cadenza quindicinale, vi suggerirà iniziative, concorsi, eventi e notizie in Emilia Romagna. In ogni puntata verrà inoltre stilata una classifica delle cinque iniziative più interessanti in regione. Questa settimana ha vinto Parma, con la mostra dedicata al Novecento e al materiale custodito dallo CSAC, mentre Reggio è al quarto posto con la partenza e le novità del concorso Daolio.
L’altro servizio è ancora più interessante, soprattutto per il Portale e per quei giovani che vogliono cimentarsi in produzioni video di ogni tipo. E’ infatti possibile caricare i propri filmati (sia sul sito stesso che da link esterni), che abbiano come tema lo studio, i viaggi o la creatività giovanile in generale.
E’ una bella opportunità, soprattutto per far conoscere l’universo giovanile dal suo interno, senza passare per dei filtri che spesso cercano di mostrare solo una parte di un mondo che è gigantesco e pieno di sfaccettature.
18 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

Un nuovo appuntamento con gli scritti dei ragazzi del gruppo di Facebook (e non solo), Giovani a Reggio Emilia contro le Mafie.
La Cultura è il cammino della Libertà, “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: gli uomini si liberano nella comunione” ( Paulo Freire, “La pedagogia degli oppressi”, EGA Editore, Torino).
Possiamo costruire la nostra libertà, durerà nel tempo solamente se le sue fondamenta saranno fatte di Cultura; non possiamo essere liberi senza sapere di poterlo essere. Il grande compito degli oppressi: liberare se stessi e i loro oppressori. “Se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché ritenuta più efficiente dello stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando giovani alla cultura dello stato e delle istituzioni ” (Paolo Borsellino). Sarà la Scuola a sconfiggere la mafia, l’essenza dell’educazione come pratica di libertà, nella scuola c’è parola, lavoro, azione e riflessione; queste pratiche se saranno colorate di democrazia, se saranno messe a disposizione di tutti, allora i diritti di questi verranno rispettati. Educare alla legalità, significa anche riconoscere l’altro nella sua sostanza, nella sua realtà, solo su questo terreno potrà nascere un prato contaminato ma fertile. Scuola come crogiuolo di parole: semi piantati, stabili, ricche di senso e governate dalla razionalità capaci di ispirare ognuno al rispetto di regole condivise. Credo che per combattere la criminalità organizzata non basti il lavoro dei Giudici se pur fondamentale, penso che la politica repressiva dello stato non abbia alcun senso; diventa necessario intervenire nei luoghi frequentati da giovani, la Scuola può essere determinante, aiuta un giovane a crescere in armonia con se stesso e a rispettare l’individuo.
“Se nulla resterà di queste pagine, speriamo che resti almeno la nostra fiducia nel popolo. La nostra fede negli uomini e nella creazione di un mondo dove sia meno difficile amare. ” ( Paulo Freire, “La pedagogia degli oppressi”, EGA Editore, Torino).
I CARE
Raia Eduardo
18 gennaio 2010 · Categoria: Prima Pagina

Abbandoniamo per un attimo le iniziative più o meno frivole della nostra provincia per spostarci lontano, molto lontano.
Siamo in Madagascar, più esattamente a Ampasimanjeva, villaggio sulla costa est dell’ isola. Reggio Terzo Mondo sta organizzando un progetto, in collaborazione con un’ equipe locale, sulla gestione dell’ animazione di attività agricole, sociali e corsi di formazione agricola. La qualifica richiesta è quella di responsabile di progetto sulla sicurezza alimentare e la durata prevista è di 24 mesi (previa formazione). La data di partenza (consigliata), è quella di Marzo – Aprile 2010. E’ richiesta la conoscenza del Francese.
Se siete interessati non dovete fare altro che contattare : simone.lusuardi@reggioterzomondo.org oppure telefonare al numero 0522/514205 o ancora visitare il sito internet www.reggioterzomondo.org
15 gennaio 2010 · Categoria: Un taxi per amico
Si comunica che il servizio “Taxi per Amico” è sospeso fino a data da definirsi
“Il mio mestiere è vivere la vita” cantava trent’anni fa Lucio Battisti. Ed è prendendo spunto dal titolo di questo inno alla vita che nasce il progetto “Un taxi per amico. 334.1975427”, iniziativa promossa dagli assessorati comunali Coesione e sicurezza sociale, Educazione, per promuovere forme di mobilità sicura per i giovani nelle ore notturne. Vuoi spostarti in autonomia e sicurezza nel fine settimana? Questo è il tuo servizio: “Un taxi per amico”. Grazie ad un accordo stipulato con la Cooperativa reggiana taxista tutti i possessori di Carta giovani potranno usufruire di un servizio taxi a prezzo concordato il sabato sera dalle ore 22 alle ore 4.
Chiamando il 334.1975427, i ragazzi dai 15 ai 29 anni, potranno spostarsi all’interno del territorio comunale a soli 5 euro.
Il progetto
Esempio
Ad esempio, quattro giovani che abitano a Rivalta per raggiungere casa di amici dall’altra parte della città, poniamo a Cavazzoli, spenderanno complessivamente 5 euro, pari a 1,25 euro a persona. La convenzione prevede la possibilità di effettuare più di una fermata quando la distanza è inferiore ad un chilometro dal primo stop, così da permettere ai ragazzi che vivono nello stesso territorio di tornare a casa insieme.
I giovani potranno quindi spostarsi all’interno del comune capoluogo in completa autonomia e sicurezza a un prezzo estremamente competitivo.
Ti puoi spostare da.. a…
In tutto il territorio comunale: Centro Storico, Betonica, Cadè, Carrozzone, Cella, Gaida, Pieve Modolena, Bainsizza, Foscato, Codemondo, Gattaglio, Regina Pacis, Roncina, San Bartolomeo, Baragalla Coviolo Crocetta Canalina Rivalta San Pellegrino, Buco del Signore, Canali, Due Maestà, Fogliano, Rosta Nuova, Pappagnocca, San Pellegrino, Bagno, Ospizio, Roncadella, Sabbione, San Maurizio, Villa Curta, Corticella, Gavasseto, Marmirolo, Masone, Castellazzo, Gavassa, Mancasale, Massenzatico, Pistelli, Pratofontana, Cavazzoli, Gardenia, Roncocesi, San Prospero, Sesso
Chi collabora
Il progetto “Un taxi per amico. 334.1975427” – a cui aderiscono Unipol-Assicura, Cassa Padana Banca di Credito Cooperativo e Cna.
Vuoi aderire ma non hai la carta?
Chi ancora non possiede la Carta Giovani può ritirarla gratuitamente al Comune Informa di via Farini 2/1 e alla Gabella di via Roma. Vi hanno diritto tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni che studiano, vivono o lavorano a Reggio Emilia. La Carta permette di usufruire di numerose offerte e servizi legati la mondo giovanile.
Consigli utili
La sperimentazione ha portato alla creazione di un piccolo “manuale” per un corretto funzionamento del servizio. Nel corso dei primi cinque mesi di servizio sono state numerose le mail dei giovani che hanno utilizzato il Taxi per amico e, grazie alla collaborazione dei ragazzi, verrà distribuito nei prossimi giorni un vademecum che fornisce alcune indicazioni utili per usufruire di questa opportunità.
Ecco alcuni temi evidenziati nel manuale:
- Taxi per amico va a dormire alle ore 4, per questo ti chiediamo un po’ di collaborazione. Non aspettare l’ultimo minuto per farti passare a prendere, nell’ultima ora di servizio il numero di chiamate aumenta sensibilmente ed è necessario organizzarsi per tempo.
- Il servizio ha una tariffa concordata di 5 euro a tratta con fermata nella stessa zona (un chilometro di distanza tra il primo e ultimo stop). All’uscita dei locali si consiglia di formare gruppi di ragazzi che vivono nello stesso quartiere per condividere il costo del servizio.
- Il numero di telefono viene attivato alle ore 22. Da quell’ora il Taxi per amico è a tua disposizione, ricorda che non è prevista la prenotazione delle corse.
- Il sabato sera saranno a disposizione due autovetture per i giovani del territorio. Le altre sere la seconda macchina sarà attivata sulla base del numero di richieste pervenute.
Discobus
E’ attivo anche il Discobus, il servizio di mobilità notturno promosso dalla Provincia di Reggio Emilia e Act.
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