Michael Holbrook Penniman, noto col nome d'arte Mika, è un cantante libanese classe 1983.
Secondo un sondaggio organizzato dalla BBC inglese, è l'artista più promettente del 2007.
Grace Kelly è il primo singolo estratto dall'album Life in Cartoon Motion già al top delle charts. Lo stile di Mika e il suo album “Life in Cartoon Motion”, sono stati descritti dalla stampa come un’originale mix tra Beck, Prince, Scissor Sisters, George Michael e T-Rex, ma c’è un artista che più di tutti gli si avvicina: Freddie Mercury.
Il nuovo singolo si chiama Love Today ed il video è già uscito da alcuni giorni.
Personalmente, appena uscito, ho ascoltato un po’ a forza l’album di Mika poiché non riponevo grosse aspettative nei confronti di questo artista. Dopo un primo ascolto mi sono ricreduto completamente: le tracce sono fresche, allegre, spensierate e varie.
Trovo stupenda la traccia Relax, take it easy, che contiene un campionamento di una canzone dei Cutting Crew uscita nel 2002.
Discografia
Album 2007
Life in Cartoon Motion
Singoli ed EP
2006
Relax, Take It Easy / Billy Brown
Relax, Take It Easy
Dodgy Holiday EP
Grace Kelly
I volontari impegnati nel servizio civile hanno proposto “Happy Hour? Happy Year!”, un’iniziativa che ha voluto sensibilizzare i giovani della città e non solo a riflettere sulla possibilità di poter socializzare e condividere momenti di incontro senza ricorrere all’alcol.
L’argomento fa discutere, i volontari del Copresc in collaborazione con Assessorato Scuola Università Giovani e Gabella hanno voluto lanciare un messaggio raccogliendo alcuni messaggi dei passanti e altre interviste che verranno pubblicate prossimamente sul portale giovani.
Ecco alcune delle frasi dell’happy hour che ha animato il centro della città:
- Se solo fossi più giovane anche io, vorrei fare il servizio civile! Bravi ragazzi!! Attuate il mio sogno per me! (Zenzero 14)
- è meglio arrivare tardi in terra che in anticipo in paradiso.
- Guidare quando sei indiscutibilmente ubriaco? Lascia stare! I tuoi amici ti vogliono vicino, non solo nei ricordi. Bevi responsabilmente.
- Orgogliose devono essere le vostre mamme! Un abbraccio a tutti voi! (Emanuela)
- Come dice Vasco, voglio trovare un senso: il mio senso è la vita!
- Insieme si può cambiare qualcosa!…insieme!!!
- Viva la vita!
- Fate l’amore non fate la guerra (Ragas andé pian!)
- Finalmente ho cercato di cambiare vita e vorrei non bruciarla per queste cose inutili. (Luisa)
- Chi va forte va alla morte… (che non è una località)
- Chi vive nel cuore di chi resta, non muore…ragazzi vi vogliamo bene!
- Non uniformarti alla massa!
- Sembra sempre che “tanto capita agli altri..” finché non capita ed è toccato a noi…
- Se vai forte, non sei forte..
- Quando sei tra amici e tutti bevono…pensaci un attimo prima di scolarti quella che potrebbe essere la tua ultima bottiglia!
- L’unica cosa di cui devi ubriacarti è l’amore!
- E mò Peppe se sposa!!! Andate piano!!!!!
- Scegli la vita! (Ele)
- Nei giovani c’è ogni bene e possibilità: perché noi adulti non ci sforziamo di più per farlo fiorire?
- Fantastico!
- La vita vorrebbe che i giovani si arricchiscano di nuove esperienze, nuovi amori, anche di errori, ma tutto dovrebbe andare avanti! Non buttatevi via!!!
- I doni non si buttano. La vita è un dono!
- Meglio perdere un minuto nella vita che la vita in un minuto. Andate piano. No alcol
- La vita è una sola, non sprecarla!
- Stop Barolo
- Vivi e lascia vivere
- Io vorrei che non succedesse! Evitate ragazzi che la vita è bella! (Ross)
- Fate davvero un lavoro grandioso! Complimenti! PS: la Giuly è bellissima! Ciao!
- La Giuly è stupenda! E non vedo l’ora di inseguirla per l’Africa! Ah! Non guido se bevo!
- W l’amore W la pace W la Pam
- Combatti e sorridi per questo tu vivi!
- Per me i giovani d’oggi hanno tutto, forse anche troppo, tanto che a volte non si rendono conto di ciò che è veramente importante nella vita…per cosa credere per cosa lottare.
C’è anche chi ha scelto di comunicare messaggi insoliti:
- W la mia mamma Graziella
- Io bevo solo in due occasioni: quando sono da solo e quando sono in compagnia.
- Ciupa!
- W la mia mamma Pamiu (Clem)
- Fate l’amore non fate la guerra
Questo è lo spirito su cui si fonda la Leva Giovani una nuova proposta indirizzata alle ragazze e ai ragazzi tra i 15 e i 25 anni che vivono, studiano o lavorano nei Comuni di Reggio Emilia, Albinea, QuattroCastella e Vezzano sul Crostolo. Dopo il lancio della Carta e del Portale Giovani, oggi vengono presentati ufficialmente i bandi per i primi progetti di leva.
Leva Giovani vuole essere uno strumento per stimolare e ampliare l’offerta e le opportunità di volontariato civico e sociale a disposizione dei ragazzi, cercando di creare con Enti, associazioni e gruppi informali dei progetti di utilità sociale e culturale.
Ogni Leva viene concordata con i partner dell’Amministrazione e può durare da poche ore fino a oltre 60 a secondo del servizio e della disponibilità dei partecipanti.
Proposte
Attraverso avvisi pubblici le Amministrazioni chiameranno i giovani rispondere ai bisogni dei territori, mettendo a loro disposizione percorsi di formazione e di accompagnamento.
Le prime leve lanciate con la campagna “Punta sulla città, la città punta su di te” riguardano attività realizzate in collaborazione con Fotografia Europea e la Fondazione I Teatri che chiamano i giovani a partecipare ad alcune attività culturali della città. La Leva fotografica partirà il 27 aprile e prevede una serie di attività a sostegno delle attività di accoglienza, assistenza e supporto alle iniziative previste nel programma di Fotografia Europea. Per quanto riguarda i Teatri, partiranno le proposte di attività previste per le domeniche di maggio dove i giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni verranno formati per accompagnare i gruppi e i visitatori nei meandri del teatro che proprio in questi giorni compie 150 anni. Per ogni ora di servizio verranno corrisposti 3 punti sulla Carta Giovani.
Anche le attività di animazione, musicale, incontri aperti al pubblico, rassegne e spettacoli presentati in Gabella e offerti gratuitamente alla città sono riconosciuti come un percorso di Leva, per ogni attività verranno riconosciuti 9 punti di ricarica. Anche gli inviati e i collaboratori del Portale giovani potranno raccontare la città attraverso le parole o le immagini ricevendo 3 punti per ogni contributo. Basta condividere il racconto di un evento, una pagina di blog/diario, un’inchiesta giornalistica, video, temi, poesie o interviste ad amici.
Vantaggi
I partecipanti alla Leva giovani avranno diritto ad un riconoscimento per ogni ora di servizio offerta alla città. I “punti” potranno essere assegnati su base oraria o su singola azione, ogni ragazzo potrà ottenere particolari vantaggi al raggiungimento di 30 punti fino ad un massimo di 300. Chi toccherà la soglia di 300 potrà partecipare ad un viaggio di gruppo e scambio culturale con i coetanei delle città europee gemellate con Reggio Emilia, in più potrà ottenere un macchina fotografica digitale o un lettore Mp3 offerto da Coop per documentare le attività realizzate.
Informazioni
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet www.portalegiovani.eu e trovare la sezione con tutte le leve proposte dal Comune, oltre che controllare il “saldo punti” aggiornato, presente sulla propria Carta Giovani (in distribuzione gratuita in città presso Informagiovani-Comune Informa e Gabella).
Leva Reggio nel mondo
Una delle prime leve è nata all’interno dei progetti di scambio con Fort Worth, la città texana gemellata con Reggio con la quale sono attivi diversi scambi giovanili. Sono stati venti ragazzi che, con il tutoraggio di Reggio nel Mondo, hanno scelto di ospitare e accompagnare i coetanei di Fort Worth nello scoprire e confrontarsi alle esperienze culturali e sociali della nostra città.
Leva Servizio Civile
In collaborazione con Copresc (Coordinamento provinciale degli enti del Servizio Civile) è stata attivata la micro-azione “Happy hour? Happy year” che si svolgerà sabato 21 aprile a partire dalle 18.30 in piazza Del Monte. Saranno i volontari del Servizio Civile reggiano ad organizzare un aperitivo alternativo, con bevande analcoliche ed equo-solidale, con animazione, distribuzione di etilometri e interviste attorno al tema dell’abuso di alcol e le stragi del sabato sera.
Leva Mondinsieme
In collaborazione con l’Assessorato Coesione e Sicurezza Sociale, sarà parte di una leva il concorso “I colori di Mondinpiazza”, l’iniziativa che si svolgerà il prossimo 20 maggio e che vede protagoniste le associazioni di stranieri. Ai partecipanti al concorso sarà riconosciuto un punteggio in base alla selezione di foto presentato sul tema dell’integrazione e della documentazione della giornata. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a carta@portalegiovani.eu, Associazioni, scuole e comunità locali possono proporre forme e progetti di Leva giovani all’Amministrazione comunale.
Titolo originale: Spun Nazione: Usa/Francia Anno: 2002 Genere: Commedia/Drammatico Durata: 101' Regia: Jonas Akerlund Sito ufficiale:www.spunthemovie.com Cast: Jason Schwartzman, John Leguizamo, Mena Suvari, Patrick Fugit, Brittany Murphy, Mickey Rourke, Debbie Harry
Musica: Billy Corgan Produzione: Chris Hanley, Timothy Wayne Peternel, Fernando Sulichin, Danny Vinik Distribuzione: Millennium Storm Uscita: 13 Gennaio 2005 (Homevideo)
Un ragazzo come tanti altri si trova catapultato in eventi grotteschi e tragici all’insegna dello sballo perenne.
Un film che ci mostra in maniera esplicita storie di sesso, droga e spacciatori in maniera un po’ più allucinata rispetto a Trainspotting.
Il regista Jonas Åkerlund è famoso anche per aver firmato diversi videoclip musicali (U2, Madonna…).
Ho trovato questo film molto più interessante del recente Paradiso + Inferno di Neil Armfield, che ci addentra sempre nell’oscuro mondo delle droghe, ma è più lento, scontato ed infine caratterizzato da poca originalità. Spun vanta anche un cast degno di nota: Mickey Rourke, Mena Suvari, John Leguizamo, Brittany Murphy, Debbie Harry. Io un’occhiata ce la darei…
Autore: David Grossman Traduttore: Alessandra Shomroni Tradotto dalla lingua: Ebraico Titolo: Che tu sia per me il coltello Titolo originale: Shetehi Li HaSakin
Mondadori, 1998
“Vieni in cucina. Vieni nella mia cucina. Io, la tua, già la conosco. Ti voglio con me, qui, un momento. Ce lo possiamo permettere. Chissà perchè ho l'impressione che oggi non ti opporrai all'invito di addentrarti nei meandri di casa mia, almeno lo spero, perchè con te non so mai da che parte arriverà il rimprovero… Accetto il rimprovero. Questo mio voltafaccia improvviso, il velo di rozzezza che mi ostino a indossare davanti a te… Me lo sono meritato. E forse merito anche il lanciafiamme che hai puntato sul mio
innocente desiderio. Dai, basta litigare. Mi piace dirti “dai”. Sento subito gorgogliare come un'ondata di calore.
Me ne sto qua fuori, appoggiato al davanzale della vita. Guardo all'interno e provo già nostalgia per ciò che un giorno verrà distrutto, non esisterà più per noi e si disgregherà, come succede sempre, soprattutto a me.”
“Sarei felice di poter dire a me stesso: “Con lei ho stillato la verità”. Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anche io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso – parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra fra le crepe).”
Yair e Myriam: sono questi i due protagonisti del lavoro di David Grossman… anche se non si direbbe.
La vera stella illuminata dai riflettori in questo splendido libro è la parola.
In ogni sua forma.
Parola di cui Yair e Myriam si servono per tessere un mondo unicamente proprio… una dimensione fatta di sensazioni, immaginazione, ricordi, palpitazioni.
Uno scambio di lettere, cominciato quando Yair, uomo “complicato”, perso in una riflessività che sfiora il maniacale, rinchiuso nel proprio universo aggrovigliato, scorge e si innamora di un semplice gesto di Myriam.
Un’attrazione commovente che sfocia nella scrittura e naufraga in quel “voglio che tu sia per me il coltello, e io lo sarò per te”.
Un vero e proprio viaggio nella psicologia e nell’uso della parola.
Nei meandri delle stranezze di un cuore umano, che sa essere molto più complicato di quanto nessuno immaginerebbe mai.
Strabiliante.
Ve lo consiglio davvero.
l'immigrazione è un qualcosa che esiste da sempre (l'uomo, per necessità o per semplice curiosità, ha avuto il bisogno di spingersi oltre i confini del proprio nido fin dalle origini del tempo),ma che solo negli ultimi anni è diventata un problema: la percentuale degli extracomunitari aumenta sempre di più, e il nostro territorio non è organizzato all'evento.
Non solo per quanto riguarda alloggio e mantenimento, ma anche riguardo la prevenzione la provincia ha grandi problemi amministrativi.
è oramai un dato di fatto che le strade di Reggio Emilia non siano più luoghi sicuri per nessuno, dai semplici apprezzamenti poco graditi, alla rapina e alla violenza fisica.
Non so sinceramente quale tipo di provvedimento farebbe al caso nostro, ma qualcosa va pur pensato credo: è triste che un ragazzo (ma anche un gruppetto di ragazzi) non possa uscire la sera permettendo ai propri genitori di dormire sonni tranquilli.
Con questo non intendo certo dire che i soli immigrati abbiano la colpa di tutta questa confusione, certo che no, perché anche i nostri ragazzi contribuiscono.
Purtroppo partire da principio è difficile: i bimbi(soprattutto musulmani) a causa degli insegnamenti trasmessi dalla loro cultura, sono spesso irriverenti, irrispettosi del ruolo femminile e talvolta violenti.
è probabile che il problema sia il dialogo, non riuscire a trovare un punto comune che permetta a tutti di procedere con la propria vita senza creare danni a chi per una ragione o per l'altra si trova ad essere nostro concittadino.
è giusto che queste persone rivendichino i loro diritti in quanto anch'essi sono esseri umani esattamente come noi, ma ciò che non è ancora stato compreso è che a Reggio Emilia (come praticamente in tutta Italia) il livello di sviluppo ci spinga a credere e fidarci ciecamente della democrazia, nata per garantire il meglio ad ognuno nel rispetto del prossimo, esattamente come la repubblica che mostra chiaramente anche nella sua etimologia le parole latine res e publica, ovvero cosa pubblica, bene comune.
Sono ottimista, non credo (come tanti invece sostengono già purtroppo) che la situazione sia ormai irrimediabile, ma che invece ci sia ancora la possibilità di migliorare, di rendere le cose giuste e convenienti per tutti.
di Giulia e Marta (Servizio Civile Volontario nella casa famiglia Rabbunì)
Rubrica: “Il Corriere della Città”
Giulia abita a Correggio. Ha 21 anni e un carattere solare. Due anni fa è stata in Madagascar per un campo estivo e al ritorno ha deciso di rimettere in discussione scelte di vita, certezze, incamminandosi alla ricerca della sua strada. Si è lanciata con entusiasmo nell’avventura del servizio civile, scegliendo Rabbunì per stare accanto a mamme e bambini in situazioni difficili. Le ho parlato la prima volta per telefono. E’ stata la sua voce a darmi il benvenuto in questa città e in questa esperienza, la sua voce, attraverso il filo, a farmi sentire accolta.
Da Vicenza è arrivata Marta, 25 anni, laureanda in Lettere…
…un occhio l’ha sempre tenuto sui pesanti tomi universitari, ma l’altro è sempre stato attento ai bisogni delle persone più emarginate e in difficoltà. Così ha deciso di scendere dalla pianura vicentina per calarsi nella fitta nebbia autunnale e nell’umido caldo estivo della nostra “bassa” pianura. Fortunatamente per me si è innamorata della casa famiglia Rabbunì, cosicché ora condividiamo quest’anno di servizio civile.
La nostra giornata è scandita dai ritmi della vita di casa: accudimento dei bambini, preparazione del pranzo, pulizie, accompagnamento al lavoro e alle visite mediche costituiscono la pratica del servizio che siamo chiamate a svolgere. Ma non è solo di pentole e pannolini che ci occupiamo. Il nostro servizio civile, come è nello stile Caritas, è soprattutto condivisione, ascolto e presenza. Vivere in casa famiglia è cercare di condividere la dimensione del quotidiano, fatta di fatiche e di gioie, con le ragazze e i bambini; è non aver paura di “perdere tempo”, di fermarsi per ascoltare, per stare semplicemente in silenzio accanto a persone che, in alcuni momenti, non chiedono che il nostro “esserci”. Il quotidiano è il tempo delle piccole cose, ed è con esse che ci misuriamo ogni giorno, apprezzandole e valorizzandole. Sono queste spesso a creare incomprensioni nella relazione con gli altri, ma sono le stesse che ci uniscono, ci fortificano e ci gratificano. Sono queste che aiutano a dare importanza ad ogni piccolo gesto, ad ogni piccola conquista, ad ogni persona nella sua completezza, con i suoi alti e bassi, a scorgere la bellezza in luoghi e volti inaspettati, dietro il disagio, dietro il degrado.
Camminando con le ragazze ci accorgiamo come questa strada sia tortuosa, in salita e piena di ostacoli, e come l’incontro e la relazione con loro abbiano cambiato il nostro punto di vista. Il mettersi dalla loro parte è stato come guardarsi allo specchio, vedere negli sguardi, nelle parole, nei gesti della gente quelli che erano i nostri atteggiamenti prima di conoscerle. Questo ci ha portato a rivedere i nostri pregiudizi, a riflettere sui nostri privilegi, troppe volte dati per scontato, ad immedesimarci nella condizione di chi è straniero, solo, malato, di chi crede di non meritarsi nulla. E ci ha portato a capire quanto sia difficile per chi non conosce o non vuole conoscere queste persone, astenersi dal giudicare, dall’emettere la propria sentenza senza dare una seconda possibilità, senza pensare che tutti abbiamo diritto ad un’opportunità per cambiare, rimediare ai nostri errori, rialzarci in pedi anche quando abbiamo davvero toccato il fondo.
E invece proprio gli occhi delle ragazze e i loro sorrisi sono carichi di speranza, di voglia di mettersi in gioco. Questa è la cosa che più ci ha messo in discussione, e che ogni giorno ci è di stimolo, anche per quelle che possono essere le nostre difficoltà. Sono le ragazze con la loro forza e la loro fragilità e i bambini con i loro sorrisi disarmanti a mostrarci come la vita sia capace di riscattarsi, di ricominciare, di uscire vincitrice anche dalle battaglie più dure.
Dosi abbondanti di pazienza e ascolto, e tolleranza quanto basta, sono stati gli ingredienti principali di questi mesi di servizio, ma ad addolcire la ricetta ci sono state grandi spolverate di risate, gioco e divertimento. I momenti in cui ci ritroviamo in cucina a chiacchierare, a prenderci in giro sono momenti impagabili in cui avvertiamo la gioia di essere una famiglia allargata, coloratissima, anche se sgangherata e non molto tranquilla.
E poi ci sono i bimbi. I bimbi sono una presenza fondamentale della casa. Sono loro che fanno da ponte nella relazione con le mamme, sono loro ad alleggerire le tensioni, a creare occasioni di gioco. Sono loro, con la loro spontaneità e dolcezza, a darti la prima accoglienza, a riempirti di affetto e a darti la voglia di sorridere, anche nei momenti difficili. Il vederli crescere ci dà il senso del percorso che stiamo facendo; in fondo in questo periodo siamo cresciute anche noi assieme a loro: alla loro crescita si è affiancata la nostra, tutta interiore, che si alimenta con la vicinanza a queste persone.
In sei mesi questa è diventata la nostra casa, queste le sorelle con le quali a volte nascono i battibecchi e a volte scoppiano le risate più fragorose, con le quali ci sentiamo libere di mostrarci anche nei nostri limiti e nelle nostre debolezze, con le quali ci confidiamo.
Siamo arrivate a metà strada e portiamo con noi un bagaglio più ricco rispetto alla partenza, continuiamo con emozione ed entusiasmo e ci auguriamo che il restante cammino sia altrettanto intenso e fruttuoso!
'Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?'
Gli incidenti stradali sono la prima causa di mortalità tra i ragazzi dai quindici ai ventiquattro anni.
«Davvero?», rispondono i diretti interessati.
Poi, confessano:
«Io non rispetto il limite di velocità» (74%);
«Non mantengo la distanza di sicurezza» (64%);
«Non uso le cinture/il casco» (59%).
Tutti sedotti dal mito di James Dean?
Fatto sta che tutti i weekend le strade si insanguinano di decine e decine di vite a causa di un piede tenuto premuto troppo a lungo su un acceleratore.
Una sfida con sé stessi?
Uno scherzo col compagno seduto di fianco?
Un bicchiere di troppo?
Di cause se ne possono immaginare molte, e tutte possono essere risposte.
Eppure la prevenzione esiste, di discorsi se ne fanno tanti, di articoli se ne pubblicano.
E tutti a incolpare la polizia che non controlla a sufficienza, gli insegnanti che dicono troppo poco, le istituzioni che non prevengono.
Ma forse i problemi sono anche altri: genitori che mettono tra le mani dei figli bolidi che non hanno nulla da invidiare al più coraggioso pilota di formula tre, produttori che fanno di scatole di sardine siluri che scattano da zero a centoventi chilometri orari in un secondo, sale da ballo che iniziano a popolarsi all’una fino alle 6 del mattino e fanno di tutto per vendere superalcolici.
E infine ci siamo noi, i giovani.
Noi e il nostro mondo sul quale tutti vogliono guadagnare, che ci facciamo imbrogliare da un bicchiere su un bancone e una macchina che sfreccia sull’asfalto.
Noi che ci divertiamo a sfiorare i limiti dell’impossibile, che ci uccidiamo schiantati a 180 contro un muretto se qualcosa va male.
Noi che non vogliamo pensarci, perché le tragedie, i pianti e i funerali sono roba da film o telegiornale.
Noi che non facciamo che ripetere che “la vita è una sola” e va vissuta fino in fondo, in ogni sua pazzia, senza arrivare a fare quel passo mentale in più che serve per capire che proprio perché si vive una sola volta alcune pazzie si possono lasciare là dove stanno.
Noi che leggiamo un articolo sulle vittime dell’asfalto e a volte ci capita pure di dire “è stupido”, ma la sera siamo in macchina con il piede sull’acceleratore.
Nella Manifestazione a Brescia organizzata qualche tempo fa dall’associazione “Famigliari e vittime della strada” (vedi foto) 183 croci facevano sfoggio di sé in piazza Loggia: su ogni croce era affissa la foto di una giovane vittima di un incidente stradale.
Ragazzi che sorridevano all’obbiettivo come potremmo fare noi domattina dentro la macchinetta delle foto tessere in Piazza Vittoria.
“Sono i sorrisi più tristi che io abbia mai visto” ha detto qualcuno.
Ci sarà mai un giorno senza croci su una Piazza?
Nella serata del 23 marzo eravamo dieci Pionieri della provincia di Reggio Emilia e (armati di tanta buona volontà, tanti quiz e altrettanti preservativi) abbiamo combattuto i pregiudizi e la disinformazione generale sui temi dell’educazione sessuale e le malattie sessualmente trasmissibili, con un occhio di particolare attenzione verso la pandemia causata dal virus HIV e più nello specifico dall’ignoranza che le permette di diffondersi nel silenzio, soprattutto tra i più giovani.
Ci siamo quindi posizionati all’ingresso e abbiamo interpellato sull’argomento i coetanei che si apprestavano a una serata di divertimento in compagnia di Nicolò Fabi. A parte qualche sporadico caso (forse causato dalla paura dell’ignoranza sull’argomento che dalla vera fretta di entrare) sono stati tutti molto disponibili a compilare il quiz e a discutere con noi delle correzioni.
Durante la serata ci siamo incentrati sugli unici tre modi per evitare di incorrere nelle malattie sessualmente trasmissibili e cioè:
1. astinenza dai rapporti sessuali
2. fiducia nel partner
3. uso del preservativo
Considerato che quest’ultimo è l’unico metodo tangibile dei tre, il colloquio con ogni ragazzo si è concluso con l’omaggio di un preservativo; questo non per indirizzare le scelte dei ragazzi ma per sensibilizzarli in maniera più incisiva all’importanza della tematica.
Speriamo che sia solo la prima di tante occasioni in cui trattare questa tematica con i giovani reggiani.
Faccio molta attenzione a dove metto i piedi, non voglio cadere, il terreno è solido e il mio piede vi s’immerge in quello che si chiama: “Pavimento invisibile”. Sensazione strana; appoggiato al muro riesco quasi a sostenere il mio andamento. Guardando il muro sembra di vedere l’esterno.
Ogni mio passo è come un eco che riecheggia e fa dire al mio inconscio che io esisto, in un corpo travestito di non reale, in un reale travestito da fantascienza. Come quando in quella scatola misteriosa che sembra non notarsi e ci si tuffa per guardare quante leccornie schifose si veste la società, vedo una stanza semplice, senza cose che catturino la mia attenzione, navigo fra quella stanza e spaventandomi vedo la mia immagine che si disegna sulle pareti. Sembrano pareti invisibili. Mi avvicino per toccarle e la mano si ferma su uno specchio; il riflesso della mano sinistra tocca un pino che doveva travestirsi a dicembre.
Un esame attento e profondo non si può fare e chi vorrà mettere il naso in quest'affare probabilmente avrà la premura di cambiare rapidamente pagina per non trovarsi all’interno di un castello mentale senza vie d'uscita.
Mi trovo qui a decifrare i passaggi comunali di quest'assurdo cammino, nella mia mente ricordo: il momento della nostra partenza, gli incessanti ritrovi comunali per chiarire il senso del nostro progetto, ricezioni precarie delle varie approvazioni seguite incessantemente dalle frammentazioni continue del nostro desiderio. Un lombrico d'azioni così gigante, da avvolgere un’assurdità incomparabile e inconcepibile. Lombrico destinato a perdurare nel tempo; lombrico che smarrisce la nostra speranza di non mollare.
Quello che voglio è dimenticare e chiarire la questione, chiarire significa lottare tra gli affari comunali e sperare una via d’uscita, ma niente, tutto ramificato, sormontato, costruito su zattere di salice, anziché di quercia, per poi sparire, annegare e lasciare tutto nell’ombra dimenticandone le origini.
In cuor mio rido a quest'apice che si è costruito, un culmine che raggiunge l’altitudine di tutte le storie comunali intrecciate fra loro.
Un progetto che si è costruito insieme, che ha già conquistato il cuore della gente, che è in stretto contatto con i laghi di Reggio, che vuole essere un punto d'unione per le fasce più deboli, per chi vuole stare lontano dal traffico e chi lotta per avere un po’ di pace, per sentirsi felici e chi vuole chiudere una porta per lasciare la frenesia quotidiana e stare in contatto con la natura.
Niente, ogni spiegazione non è riuscita ancora a muovere questo teatrino d’incoscienti virtù.