Pubblicati nel febbraio 2007

Chiara 'Nothing At All'

Titolo canzone: Nothing at all
Autore: Chiara Iezzi
2007, Warner

Regine dei tormentoni estivi e caratterizzate da uno stile inconfondibile, Paola & Chiara Iezzi hanno da sempre pubblicato canzoni di successo. Basti pensare a Vamos a bailar (Esta vida nueva), Viva el amor, Hey!, Festival. Questa volta sarà solo una delle due sorelle, Chiara, a stupirci con una nuova canzone da solista, per poi tornare a Maggio insieme a Paola con il loro nuovo album. Il singolo Nothing At All, inzialmente in vendita sull’iTunes Store, è ora disponibile anche nei negozi. Oltre a due remix differenti, contiene alcune nuove tracce più il video. Potrei parlare ancora per un bel po’ di Chiara, ma vista la sua disponibilità ho pensato di far parlare direttamente lei. Qui di seguito vi pubblico la piccola intervista realizzata a fine Gennaio.

Simone: Ciao Chiara! Che bello intervistarti!!!
Chiara:E’ un piacere.

Simone:Ti volevo innanzitutto chiedere cosa ti ha spinto a pubblicare un singolo da solista senza Paola.
Chiara: Dopo alcune sperienze di vita che ho vissuto, ho sentito la necessità di mettermi alla prova. Era un passo necessario, prima di ricominciare con il nuovo album insieme Paola. Voglio precisare che non ho alcuna intenzione di separarmi artisticamente da mia sorella, questo episodio è unico per me. Mi piace che sia così.

Simone: E’ prevista anche la pubblicazione di un tuo album?
Chiara:No, è uscito solo il maxi singolo nei negozi dal 26 di gennaio. E’ già una cosa bellissima per me essere riuscita a realizzare questo progetto con fine benefico.

Simone:Appunto… Parte dei ricavati delle vendite di ‘Nothing At All’ saranno devoluti in beneficenza al progetto Raising Malawi. Di cosa si tratta?
Chiara:Quest’estate ho conosciuto durante un viaggio negli Stati Uniti (ero lì per seguire un seminario di kabbalah) alcuni responsabili di Raising Malawi. Loro si occupano di reclutare volontari, di raccogliere fondi per il centro orfani del Malawi che è un paese del Sud Africa dove ci sono moltissimi problemi legati all’HIV. Donerò la metà del mio ricavato personale dai download e dalle vendite del singolo direttamente a loro.

Simone: Pensi che la gente possa iniziare ad interessarsi realmente a questo progetto comprando il tuo cd?
Chiara:Sono possibilista. Ho un obiettivo e cioè portare a termine quello che mi sono prefissata di fare. Quando si inizia a smuovere delle cose, ci sono sempre ottime probabilità. Il benessere e la gioia di altri paesi si riflettono direttamente sul nostro equilibrio. Il mondo ha bisogno di trovare un equilibrio globale e ognuno è anche se in piccola parte, ne è responsabile. Questa è una cosa da non sottovalutare.

Simone: Torniamo alla tua musica. Ho notato una svolta piuttosto dance in ‘Nothing At All’ rispetto alle canzoni che cantavi con Paola. Come mai?
Chiara:Gusto personale. Ascolto di tutto e oggi mi piace la musica da club. La house, la trans, la tech. La dance francese. Trovo questo genere molto emozionale ma non solo. E’ un ottimo terreno di sperimentazione. Anche nel nuovo album di P&C ci saranno molte influenze elettroniche/dance.

Simone: Si nota che sei una grande fan di Madonna!
Chiara:Yes I am.Ormai l’ho dichiarato più volte e apertamente. Mi ispiro molto alla sua musica e alla sua essenza. Lei è, come ben tutti sanno, una donna di straordinario talento e intelligenza.

Simone:Hai pensato di pubblicare qualcosa anche nel mercato estero?
Chiara: Sì, ci penso.Una canzone deve piacere, poi da lì possono nascere tante cose. All’estero, con Vamos a bailar, Viva el amor e Festival abbiamo già avuto grandi risultati, ma possiamo fare ancora meglio.

Simone: Ho sentito dire in giro che presto vedremo un nuovo lavoro di Paola & Chiara…
Chiara:A Maggio! L’album è bellissimo. E’ tutta la vita che aspettavamo di fare un disco così, vedrete… vi piacerà molto.

Simone: Ultimamente stanno tornando molto di moda gli anni 80. Molti artisti hanno campionato i Depeche Mode o altri gruppi in voga all’epoca (e anche adesso!), mentre altri hanno semplicemente riproposto molti sound di quel periodo, secondo me creando qualcosa di veramente originale. Ho notato questo anche nell’ultimo lavoro di Tiziano Ferro. Sinceramente non mi dispiacerebbe se anche Paola & Chiara utilizzassero questi sound. Per caso il vostro singolo di qualche anno fa ‘Amare di più’ era un’anticipazione di qualcosa? Adoro quella canzone, perché appunto ha qualcosa di molto anni 80!
Chiara:Il nostro è un genere electro/dance pop ma con influenze anni ottanta rivisitate. Mi fa piacere che apprezzi Amare di più. Lì eravamo parecchio avanti coi tempi a livello di suono. Adoro quel disco. L’album nuovo è una vera sorpresa, è speciale.

Simone:Chiara ti ringrazio molto per questa piccola intervista, spero che ti faccia piacere apparire sul Portale Giovani, è un progetto nel quale credo molto! Mi raccomando, visita il sito e magari passa da Reggio Emilia così ti faccio i complimenti dal vivo! :-) A presto!
Chiara:E io ti faccio i miei migliori in bocca al lupo per il Portale Giovani. Un caro abbraccio e grazie del tuo supporto. 

 

Il singolo è disponibile su iTunes, Rosso Alice, Videomobile 3 ed è in vendita nei negozi dal 26 gennaio 2007. 
 

 
Link utili: 
 
Visualizza il video di 'Nothing At All'!

Preghiera per Chernobyl

Una domenica come tanti. “Una domenica per badanti”. Si può giocare anche con le parole non politicamente corrette. Ma alla fine dei conti è così.
Domenica 4 marzo l’associazione Ya Basta presenta “Grido Silenzioso” uno spettacolo teatrale di Federica Zambelli che è liberamente tratto dal libro “Preghiera per Chernobyl” di Svetlana Aleksievic e dai racconti delle donne che frequentano il Caffè Babele, aperto ogni domenica sul piazzale dei pullman che partono per l’altra parte dell’Europa.
Svetlana Aleksievic è autrice di libri famosi e discussi in Bielorussia e Russia e tradotti in venti paesi. Nasce il 31 maggio 1948 in Ucraina, nella città di Ivano-Frankovsk, da padre bielorusso e madre ucraina e dopo il congedo dall’ esercito del padre, militare di carriera, la famiglia si trasferì in Bielorussia, stabilendosi in campagna. Ultimati gli studi universitari entrò a far parte a Minsk della redazione del giornale a diffusione nazionale «Sel’skaja gazeta”, di cui divenne in seguito inviato, approdando infine alla rivista letteraria «Neman” (organo dell’Associazione degli scrittori bielorussi) con l’incarico di responsabile della sezione critica e saggistica.
“La guerra non ha un volto di donna”, il suo primo libro dato alle stampe nel 1983, ha dei guai con la censura e resta bloccato presso l’editore per due anni. L’Alecsievic viene accusata di pacifismo, naturalismo, dissacrazione dell’eroica figura della donna sovietica proprio perchè il libro narra delle donne al fronte durante la seconda guerra mondiale. Nonostante l’opposizione dell’ufficio propaganda del Comitato centrale del PC bielorusso le edizioni si susseguono raggiungendo complessivamente la tiratura di 2 milioni di copie. Del 1985 l’uscita di un altro libro sulla seconda guerra mondiale, dove i cento racconti degli «ultimi testimoni” restituiscono «con gli occhi di quand’erano bambini” gli spaventi e gli stupori di coloro che hanno visto i loro papà e mamme” soffrire morire nella Bielorussia sotto l’occupazione tedesca. I premi in Bielorussia e URSS per meriti civili e letterari si moltiplicarono; ad essi si sarebbero aggiunti negli anni anche importanti riconoscimenti ai suoi libri in Svezia, Francia, Germania, Austria, Italia. Dopo “I ragazzi di zinco”(1989) e “Incantati dalla morte”(1993), nel 1997 Aleksievic dà alle stampe “Preghiera per Cernobyl”, che parla del dimenticato «popolo di Cernobyl, un problema aperto anche nel nostro XXI secolo, sia per le Repubbliche dell’ex URSS (Bielorussia, Ucraina Russia), che per tutto il mondo. La tragedia segnerà i popoli coinvolti per decenni e forse molte altre generazioni.
«Ho cercato lungamente me stessa, volevo trovare qualcosa che mi avvicinasse alla realtà, ero tormentata ipnotizzata, appassionatamente incuriosita proprio dalla realtà. Afferrare quanto vi è di autentico, ecco cosa volevo. E ho assimilato all’istante questo genere, fatto delle voci di uomini e donne, di confessioni, testimonianze e documenti dell’anima delle persone. Si il mondo io lo vedo e lo sento proprio in questo modo: attraverso le voci e i dettagli della vita quotidiana e del vivere. La mia vista e il mio udito sono strutturati così. E tutto quello che avevo dentro si è subito rivelato utile, perché bisognava essere al tempo stesso scrittore, giornalista, sociologo, psicoanalista, predicatore…”
Associazione Ya Basta!
presenta
Domenica 4 marzo 2007 al centro sociale Aq16
ore 15
“Grido silenzioso”
spettacolo teatrale di e con Federica Zambelli

Liberamente tratto dal libro “Preghiera per Chernobyl” di Svetlana Aleksievic e dai racconti delle donne di Caffè Babele

Mostra fotografica di Caffè Babele di Nicoletta Acerbi

Wow! Al Planet si sperimenta Intercultura

Il primo marzo al Planet in Via Guido da Castello si parla spagnolo e portoghese, si ballano salsa e samba, si guardano foto etc. etc. Perché?
Come ogni primo giovedì del mese, Intercultura (una ONLUS che da 50 anni organizza programmi internazionali di scambio per studenti della scuola superiore) organizza un aperitivo grazie all’ospitalità dello staff del Planet. Ci si trova tutti: ragazzi stranieri ospiti a Reggio, returnees, cioè reggiani rientrati da un programma di studio all’estero, volontari e chiunque abbia voglia di fare un salto. E’ sempre un modo per incontrarsi e chiacchierare… in tutte le lingue del mondo. Cosa potete aspettarvi? Di tutto, tra Sif (Islanda) che fa lezione di tedesco con Dieter (Germania) e Julia (Germania/Russia); e Matteo (Italia) che mostra le sue foto dell’Australia a Karma (Australia), c’é chi ha giá imparato i primi passi di Cumbia.
Stavolta, peró, Xué (Colombia), Mariana (Messico) e Sebastian hanno deciso di occuparsi dell’organizzazione. Con l’aiuto dei ragazzi Italiani che sono stati in Sud America ci faranno sperimentare colori, sapori e atmosfere latine, attraverso musiche, balli, foto, libri e scambi di impressioni in lingua.
Tra chiacchiere, racconti e risate il tempo passa in fretta. Per chi ha fatto l’esperienza é un bel modo di incontrarsi e condividere, di ritrovare persone con cui si sono persi i contatti. Per chi si avvicina ad Intercultura è un’opportunità per capire ed entrare in un gruppo giovane e dinamico vivendo, senza retorica, la tanto declamata “interculturalitá’.
Ogni primo giovedí del mese, il mondo è un pó piú vicino!
 
Prossimi appuntamenti
Giovedi 12 aprile 2007 – presso Planet in Via Guido da Castello angolo
C.so Garibaldi
Aperitivo di Intercultura – musica, lingue, foto e colori da Australia /
Nuova Zelanda

Giovedi 3 maggio 2007 – presso Planet in Via Guido da Castello angolo
C.so Garibaldi
Aperitivo di Intercultura – musica, lingue, foto e colori dal Nord Europa

Giovedi 7 giugno 2007 – presso Planet in Via Guido da Castello angolo
C.so Garibaldi
Aperitivo di Intercultura – musica, lingue, foto e colori dagli USA

Eccomi al giro di boa

Ero al Top. Azzurra nella squadra femminile di pallavolo. Campione d’Europa. Poi, il tonfo. Per me dire “dalle stelle alle stalle” è più di un detto. Per 4 anni l’anoressia mi ha accompagnata 24 ore al giorno, sì perché neanche di notte il sintomo mi abbandonava … anzi, il buio sembrava aiutarmi ancora di più a pensare. Oltre l’ossessione per il cibo si sono concatenate tutta una serie di ossessioni maniacali, perfettamente logiche e normali nella mia testa. Dagli affollati e calorosi palazzetti mi sono trovata in un mondo pieno di angoscia, stress, ansia irrefrenabile che trovava una via d’uscita solo nel controllo di qualsiasi attimo del giorno e della notte. Ero una macchina perennemente accesa. Oggi sembra una visione assurda, ma per me non lo era.
Ora che sto terminando il mio percorso terapeutico il mio obiettivo è quello di tornare a gioire di ogni singolo secondo, di vivere con le persone che amo ed uscire da pensieri tipo:
“se mi annullo non sentirò più la solitudine, quel freddo che mi circonda di continuo … tutti finalmente mi lasceranno stare … meglio da soli …”
Uscire dal disturbo si può. Essere una donna, crescere ed affrontare la vita si può.
Ho vinto da sportiva, ora sto vincendo la mia partita più importante.
La malattia ha perso, io ho al collo una medaglia d’oro. Ho ancora qualche mese prima di rientrare nel mio mondo e, in questo periodo, voglio fare qualche cosa per chi – come me – si è impantanato nelle pieghe del cibo. Oggi lavoro come volontaria a Forum Crisalide, un’associazione no-profit che si occupa di ricerca, prevenzione e cura dei Disturbi Alimentari Psicogeni (anoressia, bulimia, obesità da iperfagia).

Eccomi al giro di boa…..

…se qualcuno mi avesse raccontato gli ultimi tre mesi della mia vita quest’estate, avrei creduto che fosse un pazzo!!
Invece, non mi sembra ancora vero che giovedì mattina, finalmente, anche io taglierò un traguardo tanto sognato quanto amato e odiato allo stesso tempo.
Ammetto di avere sempre desiderato laurearmi, fin da quando lì a Firenze ho completato i miei studi superiori a gonfie e vele, grazie anche ad un ambiente scolastico e umano unico; ma giocando a livello professionistico non ho avuto la possibilità di intraprendere anche una piccola carriera universitaria, i tempi sono molto ristretti fuori dalla palestra, la stanchezza si fa sentire la sera dopo una giornata di allenamenti… quindi ho rimandato a data da destinarsi!
Il momento di iscrizione è arrivato a settembre del 2003, di ritorno dalla mia esperienza fiorentina, con tanta tristezza nel cuore per aver lasciato una terra che mi è rimasta dentro, e tanta nostalgia per tutte le persone che non avrei più visto nel quotidiano, per i miei sogni che si erano infranti in un attimo.
Mi è sembrata l’occasione giusta per rituffarmi dopo anni in libri e lezioni: massimo impegno per occupare attivamente e in modo produttivo il mio cervello, evitando tempi morti che potessero farmi deviare dal programma full-time giornaliero.
Niente secondi vuoti, tutto splendidamente e meticolosamente pieno… tranne me stessa e il mio stomaco.
Gli esami e tutto lo studio preparativo sono sempre stati l’ottima giustificazione a tutte le possibili uscite: “..non posso proprio venire stasera, mi dispiace, ma devo finire di studiare…”; quando poi ho iniziato anche a lavorare, il quadretto è diventato perfetto.
“…tra l’ufficio e l’esame, guarda verrei volentieri ma proprio devo approfittare del tempo libero perché altrimenti non ce la faccio a finire tutto il programma…”….. potevo laurearmi subito a raccontare le migliori bugie, tutte credibilissime!!!
Insomma,eccomi a meno di 24 ore dal mio giro di boa, finisco il lunghissimo tour universitario e imbocco una nuova rotta, certamente con le fondamenta più solide e, stavolta, qualsiasi strada sia, di certo sarà sentita e vissuta e goduta al massimo, nel vero senso della parola!
Approfitto dell’occasione per ricordare il numero verde di Forum Crisalide 800-54-6660 attivo 24 ore su 24, dove attualmente sono volontaria anche io… nel mio piccolo mi sto impegnando in una nuova battaglia: spero di essere un spiraglio di luce anche solo per una persona che si trova nel buio più nero di un disturbo alimentare… non mollate, la partita è nelle vostre mani.

Stefy Donelli

Open-Bar: cosa ne pensate?

Hai seguito la polemica sugli Open Bar? In questi giorni i giornali locali ne hanno parlato parecchio e nell’occhio del ciclone c’è finito il Geco Club di via Brigata Reggio.
Mi stupisce ci abbiano messo tanto. Premetto, io non è che sono un cliente del Geco, ci sono andato si e no tre volte. Faccio una vita normale, nel fine settimana spesso esco con gli amici e bevo un aperitivo in centro per poi andare in qualche locale.
E’ vero, spesso mi capita di discutere con i miei amici… Alla fine si sceglie un locale perché fa le offerte sugli alcolici: spesso si entra perché si può bere di più.
Posso capire i genitori preoccupati ma c’è una ipocrisia di fondo: quanti locali si comportano nello stesso modo? E perché prendersela proprio con il Geco che alla fine è un club molto piccolo che in pochi conoscono?
Potrei elencare almeno una dozzina di locali che tra open-bar, feste e promozioni richiamano centinaia di giovani promettendo di bere molto pagando poco.
C’è una certa ipocrisia anche da parte di molti gestori, che in questi giorni non hanno detto nulla… Anzi in molti stanno cambiando in fretta i programmi o cercando di camuffare nomi e cognomi… Oggi sparisce l’open-bar e viene sostituito da altre parole che più o meno hanno lo stesso significato.
Da una parte li capisco, dall’altra no… Perché è vero che spesso le compagnie si spostano nei luoghi più convenienti, dove puoi bere fino a star male con dieci euro… Ma è anche vero che sono pochi i luoghi che offrono proposte alternative o di qualità. Insomma, se voglio ascoltare buona musica vado al Fuori Orario o al Calamita, così come se voglio bere qualcosa di buono devo accontentarmi di pochissime birrerie… Mi chiedo perché oltre a chiedere di non fare la gara a chi offre più alcol, non si possa educare al bere bene e quindi pagando un po’ di più bevendo meno… Ultima considerazione, quanti e quali locali esistono che fanno le proprie fortune su open bar e similari?

Racconti e Canzoni

Dopo l’ottimo successo del tour europeo dello scorso anno,  e dopo l’uscita a dicembre del 2006 dell’omonimo cd+dvd, doppio live e tredicesimo episodio discografico dell'originale traiettoria artistica del cantautore siciliano, Pippo Pollina nel 2007 porterà ancora in scena questo suo nuovo recital  che è la rappresentazione di un percorso lungo e avvincente di musica e vita, di poesia e armonia vissute in primissima persona. L’appuntamento è al Teatro Piccolo Orologio, mercoledì 7 marzo 2007, ore 21.00 .
Racconti e canzoni”, è una condivisione di sentimenti umani, dove Indubbiamente la dimensione ” live ” suggella il raccontarsi di ogni canzone, cosi' legata a doppio filo con il pubblico che vive l'enunciazione di ogni suo episodio come una scena di un film di cui non importa conoscere nè l'inizio nè la fine. E cosi' si ritrovano brani antichissimi e in lingua siciliana come  il sonetto d'amore “Luntanu” del 1984,  oppure la bellissima “Versi per la libertà” del 1981, quando Pippo era ancora il chitarrista degli “Agricantus“. Brani impegnati sul fronte antimafia quali la struggente “19 luglio ‘92″ sulla strage Borsellino, oppure la delicata “Centopassi” in memoria di Peppino Impastato e del suo sacrificio. E ancora la straordinaria “Il giorno del falco “, dedicata al cantore del popolo cileno Victor Jara.
Accanto a Pollina, due straordinari artisti: ENZO SUTERA alle chitarre, che con i colori dei propri suoni dà sostanza e forma alle canzoni di Pippo, e poi la calda voce narrante della cantante e attrice SERENA BANDOLI, che legge testi come l’editoriale de “I Siciliani” in occasione dell’assassinio del direttore Giuseppe Fava, o l’ultimo discorso di Salvador Allende durante il bombardamento della Moneda l’ 11 settembre 1973, o ancora una poesia piena di drammatica indignazione di Ignazio Buttitta,  e poi Bertolt Brecht e Violeta Parra.
SERENA  come una sorta di filo di Arianna snoda e annoda gli episodi, collega gli aneddoti alle canzoni, rendendole tutte figlie di un solo momento e di un'unica esigenza.
Musicisti:

Pippo Pollina, voce, chitarra acustica, piano
Enzo Sutera, chitarre
Serena Bandoli, letture e canto 

Produzione: Storie di note

Lo spettacolo è proposto da Infoshop mag 6 in collaborazione con Associazione Culturale “5T”
Ingresso €12 – ridotto €10.
Informazioni: 0522/383178  oppure  cinqueti@tin.it
Per ascoltare alcuni brani di Pippo Pollina è possibile consultare la discografia su www.pippopollina.com

Corpo e clown

Il laboratorio ha lo scopo di far conoscere le potenzialità espressive del proprio corpo attraverso il clown, il mimo, giochi ed esercizi teatrali e improvvisazioni.
Il lavoro sarà sostanzialmente non verbale e finalizzato alla ricerca del proprio clown.

Dove: oratorio cittadino don bosco via adua
Ore: 20,45 – 22,45
Quando: da giovedì 8 marzo
Costo: 40 euro
Organizzatore: gruppo Perdiqua
Durata: 8 giovedì
Per iscrizioni: 3493290649

Peer Day

Dal nostro corrispondente
 
20 Febbraio

Prendi a solita frase: “Ai giovani non interessa niente”. Condiscilo con un happy hour e un po’ di bullismo… Otterrai il composto di cui sono fatti i luoghi comuni sui giovani.
E’ un po’ così, è successo un po’ a tutti quando si entrava con lo zaino sulle spalle a scuola. Succede che una generazione viene disegnata e, chi non si riconosce in questo ritratto, accetta la propria diversità o non vede l’ora di crescere per poter conquistare una propria identità, al di fuori del gruppo.Tra i problemi e i disagi che appartengono all’età, ci sono identità diverse… A volte anche scegliere un luogo invece di un altro rappresenta un distinguersi… Anche se spesso sono i più grandi a faticare a capirlo.

 
Per tutta la mattinata quasi un centinaio di ragazzi delle scuole superiori della nostra provincia sono stati protagonisti del secondo Peer Day, l’appuntamento promosso da Free Student Box che si è svolto all’oratorio Don Bosco. Una giornata dinamica, in un angolo una telecamera sempre accesa che ha documentato i pensieri dei ragazzi: “Io faccio la volontaria perché oltre ad essere utile agli altri mi permette di conoscere altre persone e divertirmi – racconta Elisa – i lavori di gruppo oltre ad essere interessanti mi danno la possibilità di realizzare attività insieme”. Francesco ha iniziato da pochi mesi: “Ho provato a fare questa esperienza – confida – e mi è piaciuta, credo che nel piccolo queste cose aiutano a cambiare il mondo”.
Nel salone più grande i ragazzi lavorano divisi per gruppi, alcuni sulle sedie e altri per terra lavorano insieme, discutono… Sono divisi a gruppi da otto, dieci persone e intorno a loro ci sono i volontari e i responsabili dell’Ausl a disposizione… Stanno preparando le riflessioni con le quali chiuderanno la giornata, sono dei giovani volontari… Dei mediatori che si interessano di questioni sociali ma anche di come realizzare attività per coinvolgere studenti, per risolvere situazioni di disagio o di quella ricerca di un’identità che quando si è adolescenti ha le sembianze di una febbre che non se ne va via…
Tra le parole dei ragazzi e dei loro insegnanti c’è anche il rammarico di non essere di più, di non riuscire con i mezzi a disposizione a coinvolgere ancor più attivamente il variegato mondo della scuola… Sono parole appassionate di ragazzi e adulti che si interrogano sull’idea di “preoccuparsi” degli altri. Tra le attività quella che mi colpisce di più è quella delle interviste, una piccola videocamera “ruba” gli sguardi e le parole di ragazzi che non hanno ancora ventanni. E’ un fermo immagine importante, che racconta di sogni e progetti sul futuro. Viene da chiedersi cosa penseranno se tra ventanni si riguarderanno, come si riconosceranno… Forse dalle loro stesse parole potranno ritrovare quella fiducia verso le nuove generazioni, su un’identità che è assolutamente individuale e sul valore che ha ogni storia: anche quelle più giovani.

Viaggio in Argentina

Marta Corradini ha passato un semestre in Argentina grazie ad un contributo della Fondazione Manodori.
Redazione Intercultura.
 

 
Lettera da Mar del Plata
Oggi sono 3 mesi che sto in argentina e mancano 70 giorni al mio inevitabile ritorno in Italia.
Quando mi chiedono cosa ho imparato qui, mi si riempie la mente di ricordi, di risate, di lacrime e di giorni passati in una fredda aula di scuola. Sono ricordi al sapor di mate, al sapor di sabbia e dei dolci alfayores mangiati nel recreo. Molte cose ho imparato qui.
Ho imparato quanto vale un sorriso o un'abbraccio. Ho imparato come è bello alla mattina arrivare a scuola ed essere accolti da un “hola” piuttosto che un ciao indifferente. Ho capito quanto la gente possa accoglierti così come sei senza troppe storie.
Ogni giorno qui scopro qualcosa di nuovo, un gusto che in Italia non avevo già più, assorbita dalla noiosa quotidianità. E' come iniziare una nuova vita, e si fa con compagni che ti guidano e che ogni giorno ricordano frammenti della loro infanzia rispecchiati nei tuoi sguardi sorpresi o nelle tue frasi “sfatte”. Sono gli stessi amici che ti insegnano le cose; da come ci si saluta la mattina fino agli insulti o agli scherzetti. Sono le persone che ti fanno arrossire quando il tuo accento è strano, sono quelli che ti fanno ridere in una noiosa mattinata di scuola, sono quelli che ti abbracciano quando ti sembra che il mondo ti stia cadendo addosso, sono quelli per i quali piangerai quando te ne andrai.
l'Argentina è affascinante è piena di contraddizioni, è piena di ricchezze, è piena di gente di tutto il mondo che ti fa sentire come a casa accogliendoti.
Non ci sono molte domande, sei come sei, ora sei qui con noi, sei la nostra piccola “tana” di intercambio….
Credo che quando tornerò in Italia tutto sarà diverso.. molte cose mi mancheranno; dai molteplici recreos ai pomeriggi nella “plaza de agua” chiacchierando.
Non so se gli Argentini hanno imparato qualcosa da me, ma io sono certa che da loro ho imparato molto, molte cose che ora mi hanno reso una persona migliore.
Molte cose saranno differenti ma l'Argentina è una parte di me e sarà sempre nel mio cuore e nella mia mente…

Un giorno perfetto

Un giorno perfetto
Melania Mazzucco
Ed. Rizzoli
Anno 2006
Pagine: 406
Prezzo € 18,00

 
Dopo “Vita” – racconto dolce/amaro dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti – vincitore del Premio Campiello 2004, Melania Mazzucco si cimenta in un nuovo appassionato racconto di ordinaria vita quotidiana seguendo i suoi personaggi in un flash-back “cinematografico” della durata di 24 ore.

Il titolo del libro – Un giorno perfetto – indica proprio lo scandire, a ritroso, delle ore che passano dal ritrovamento di tre cadaveri in un appartamento del centro di Roma allo svolgimento, nelle 23 ore precedenti, degli avvenimenti che porteranno, alla 24esima e ultima ora, alla scoperta del tragico accaduto.

La trama del libro è densa, pressante, coinvolgente e, ogni pagina, è ricca di sorprese e di suspense per l’intrecciarsi continuo delle vite dei personaggi coinvolti.

La figure centrali attorno alle quali ruotano una serie di personaggi vari sono quelle di un agente di scorta e il suo “protetto” – un parlamentare in piena campagna elettorale per la rielezione alla Camera dei Deputati-.
L’agente di scorta è stato appena lasciato dalla moglie che, ossessionata dalla sua morbosa gelosia, si è portata via i suoi due figli ed è tornata a vivere nella sua casa materna.
Da qui parte il gioco di intrecci e relazioni che coinvolgeranno via via di seguito:

- la moglie (inquieta) del parlamentare;
- i figli piccoli dell’agente di scorta e dell’onorevole che frequentano la stessa scuola elementare;
- la figlia adolescente dell’agente di scorta e il suo professore di scuola media;
- il figlio “punk” (di primo letto) del parlamentare e la “giovane matrigna” tra i quali si instaura una strana relazione fatta di attrazione/repulsione ;
- i colleghi dell’ Agente di scorta;
- la moglie ruspante e appariscente dell’Agente di scorta;
- personaggi vari di una città (Roma) sempre in bilico tra follie metropolitane e comportamenti al limite della schizofrenia..

La location del libro, Roma, è volutamente descritta seguendo l’insolito cliché di città dura, difficile, chiusa e, spesso, disumana.
Anche se apparentemente lontanissimi, in realtà i due mondi descritti dalla Mazzucco – quello dell’Agente di scorta e della sua difficile vita economica e familiare – e quello del politico tutto finte luci e paiellettes, sono tuttavia legati l’un l’altro in modo quasi speculare.
La figura dell’agente divenuta ormai insostituibile e familiare agli occhi del politico al punto che – l’onorevole – quasi gli invidia la tranquillità e l’onestà del suo lavoro, non conoscendo pero’ i grossi problemi familiari che turbano il suo fido guardiano..
Nel contempo lo stesso “guardiano” considera il suo datore di lavoro un uomo perfetto, che ha tutto, non si preoccupa di niente ed è pure molto buono e comprensivo con lui; anch’egli però non sapendo (o facendo finta di non sapere) quanto le finte luci e paillettes costino in termini di moralità, coscienza e soprattutto di relazioni con i propri cari.
Le inquietudini, i sospetti, le frustrazioni, gli obblighi sociali, le paure, i dubbi sono sentimenti che attraversano tutti i personaggi allo stesso modo, facendo si che il lettore, pagina dopo pagina si senta sempre più coinvolto e, per certi versi, travolto dalle loro stesse emozioni.
Il ritmo incessante che sfocerà, in un drammatico crescendo rossiniano, nel tragico epilogo finale evidenzia – e sottolinea – come ciascuno di noi, giovane o meno giovane, ricco o povero, istruito o analfabeta, quando perde la stima in se stesso e la fiducia nei propri mezzi, se non aiutato e protetto da una solida rete di relazioni familiari e amicali, può diventare un pericolo per sé e per gli altri.
Successivi »