Il minareto che non c’è

Rabat_tour_Hassan

29 novembre 2009. La Svizzera attraverso un referendum dice no ad un diritto innegabile: la libertà di costruire minareti. Un paese che non ha avuto particolari problemi con i suoi nuovi cittadini, a differenza di molti dei paesi vicini. Un referendum sostenuto da un solo partito, ma accettato dal 57% della sua popolazione. Un manifesto con la bandiera svizzera da cui spuntano minareti/missili e in primo piano una donna che indossa un niqab, associazione che provoca violenza e odio. Il minareto che non c’è. Questo risultato dovrebbe far riflettere parecchio, esso non è un semplice divieto urbanistico, bensì una discriminazione verso una parte della popolazione, che va contro la storica  libertà religiosa di questo paese. Ed esso non è un caso isolato nel panorama europeo, anche nel nostro paese assistiamo all’innalzarsi di voci contro i musulmani, argomentate in modo razzista e stereotipato. Qual’è il motivo? La falsa informazione propagata dai mass media e l’assenza della presenza attiva dei musulmani nella società! La gente si oppone a ciò di cui ha paura, e ha paura di ciò che non conosce.  Il buio può celare qualsiasi cosa, e se mal interpretato può provocare la formulazione di idee che in realtà non hanno consistenza. Cosa possiamo fare noi, come giovani e come musulmani? Quali sono le nostre “armi” per resistere? Essere presenti attivamente in ogni ambito della società, dal nostro quartiere alla scuola, al lavoro, ai dibattiti religiosi culturali politici; aprirci il più possibile come singoli, come associazioni e organizzazioni islamiche. Interessante è stata l’iniziativa “Moschee aperte” indetta da molti centri islamici della nostra penisola da qualche anno a questa parte, ma non basta. L’azione di apertura non deve avvenire solo in qualche periodo dell’anno, ma in ogni singolo giorno. Sì perché i veri cambiamenti non avvengono dall’alto, ma dal basso, dalla nostra azione, dalla tua azione.  Hai mai parlato con il tuo vicino di Islam, chiarendogli i suoi dubbi? E tu, caro lettore, hai mai spiegato il significato della parola Jihad al tuo compagno di banco? Mentre chatti, ti è capitato di pensare di pubblicare qualche link per far conoscere il significato del hijab? Piccole azioni che fanno grandi cambiamenti. Come diceva Gandhi. ” …Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”
Chi mai proferisce parola migliore di colui che invita ad Allah, e compie il bene e dice: “Sì, io sono uno dei Musulmani?” (Sura XLI,33 Fussilat “Esposti chiaramente”).
Il potere è nelle tue mani, il futuro lo decidiamo noi stessi, nel volere di Dio.

AbdelHakim Bouchraa, “GMR Magazine”, la voce del giovane muslim

Iniziamo…

Ok, lo so che è un po’ tardi per dire “iniziamo”, dopo che è passato già più di un mese da quando sono arrivata a Danzica, ma diciamo che ”iniziamo questo blog” :)
Innanzitutto, chi sono, dove sono e soprattutto, perchè sono qui.
Mi chiamo Chiara, ho 20 anni, abito a Reggio (di solito XD) ma per i prossimi sette mesi abiterò a Danzica, nord Polonia, sul Mar Baltico. Sono arrivata qui un mesetto fa grazie all’EVS. L’EVS è il servizio di volotariato europeo. In due parole (so che verrò linciata dopo le mie riduttivissime “due parole”): chi viene scelto può scegliere un progetto di volontariato in un paese europeo e  poi parti a spese della comunità europea. 
A settembre dell’anno scorso ho fatto la domanda, mi hanno scelta, ho guardato una marea di progetti e alla fine ho scelto questo qui a Danzica (e loro hanno scelto me), quindi sono partita. Il mio progetto è con bambini (ma magari ve lo spiego meglio la prossima volta che è una cosa lunga) e dura otto mesi (tornerò a inizio ottobre). 
Se volete sapere perchè volevo partire, bè, non è che c’è solo una motivazione. Il fattore scatenante che mi ha fatto consegnare la domanda è stato che non sono stata presa all’università, ma non è solo questo ovviamente. Volevo mettermi alla prova, mi piace viaggiare, volevo fare qualcosa di utile, ho l’età giusta per fare una cosa del genere, voglio imparare a cavarmela da sola.
Ci sono tante motivazioni quando una persona vuole partire, e un po’ forse è anche per scappare e staccare da quella che è diventata una monotonia. Avevo bisogno anche di questo.

Proverò ad aggiornare questo blog un po’ più spesso, credo di poterci riuscire. Vi racconto la mia vita qua, vi faccio vedere qualche posto, vi insegno due parole di polacco (ok, forse questo ve lo risparmio XD).
Buona notte Reggio :)

Fa’ la cosa giusta!

cosa-giusta
Fare la cosa giusta è l’obiettivo di tutti. Quante ore abbiamo speso a roderci il fegato in attesa di fare una scelta, prendere una decisione difficile ma, secondo noi, giusta?

Oggi il Portale vi parlerà proprio di questo: fare scelte difficili ma eticamente corrette. Negli ultimi anni è infatti cresciuto l’interesse verso il mondo dell’economia solidale e le buone pratiche di produzione e di consumo. Perchè? Perchè queste scelte fanno bene all’ambiente, agli altri e spesso anche al nostro portafoglio. Cosa non di poco conto, visto il periodo.

A Milano, dal 12 al 14 Marzo, potete trovare tutto il necessario per conoscere ogni particolare di questo mondo, dalla griffe di moda più responsabili al turismo solidale, dalla casa sostenibile alle energie rinnovabili. Dove? Alla settima edizione di “Fà la cosa giusta”, presso i padiglioni 1 e 2 della Fieramilanocity. Per maggiori informazioni potete visitare il sito all’indirizzo http://www.falacosagiusta.org/milano/ .

Se poi siete degli “estremisti” delle scelte etiche, della cucina biologica, dello slowfood, se per voi questi termini sono pane quotidiano e non parole inventate da qualche strana religione new age, allora potete essere interessati anche ad un’altra opportunità: quella di partecipare alla manifestazione fieristica come volontari. Per informazioni più precise potete visitare questa pagina http://associazione.terre.it/news/ass/0/articolo/17/AAA-volontari-cercansi!/ .

Sport + solidarietà + salute = star bene

podismo-cesena-makeni_large

La vostra classe partecipa alla manifestazione “Vivicittà”? Allora questa notizia vi interesserà sicuramente.

A.V.I.S e U.I.S.P hanno infatti lanciato un concorso grafico, abbinato alla classica camminata delle scuole, con l’ obiettivo di promuovere uno stile di vita sano. Per questo i temi da affrontare nell’elaborato saranno lo sport, la solidarietà e la salute.

Qui sotto riportiamo le istruzioni per poter partecipare al concorso: Leggi il resto »

Vinile + fanzine – THE PERRIS@MATTATOIO

Volantino Mattatoio 7 Marzo

Il viaggio della Memoria

 birkenau

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito

“Quell’uomo doveva essere duro, doveva essere di un altro metallo del nostro, se questa condizione, da cui noi siamo rotti, non ha potuto piegarlo” Primo Levi

Pubblichiamo una parte del diario del “Viaggio della Memoria”, un’esperienza molto interessante e toccante organizzata da Istoreco. In totale sono stati quasi in 1000, gli studenti delle scuole superiori di Reggio E. e provincia, ad aver visitato i tristemente celebri campi di sterminio e concentramento di Auschwitz e Birkenau e la città di Cracovia, in tre distinti viaggi da metà Febbraio sino al 6 Marzo. Un’esperienza, crediamo, indispensabile al bagaglio culturale di ogni individuo, per evitare oggi e in futuro ogni nuova forma di razzismo, discriminazione e violenza. Il diario completo lo puoi leggere sul nostro sito.

[...]
17 Febbraio 2010
Auschwitz e Birkenau

Il primo e più immediato paragone che viene in mente a noi ragazzi è con l’Inferno della Divina Commedia. Lo ricorda anche Primo Levi in una delle pagine più memorabili di “Se questo è un uomo” quando cerca una metafora che possa restituirci una resa a quello che stava vivendo.
A noi testimoni pare che il paragone traballi: se nell’oltretomba dantesco il Poeta riesce a descrivere i peccatori che sono tali perché hanno commesso delitti e azioni riprovevoli, qui l’indicibile la fa da padrone e i peccatori sono innocenti, i dannati non hanno colpe da espiare, il mondo è rovesciato come nell’imbuto infernale e il contrappasso si fonde nell’assurdo per cui gli assassini giudicano le vittime. Alle 7.30 siamo partiti alla volta di Auschwitz. Durante il viaggio di un’ora e mezza hanno cominciato a farsi strada fra noi le prime tensioni e aspettative. Durante la mattina, accompagnati dalle guide, abbiamo visitato la parte più grande e atroce: Birkenau, il campo di sterminio.

Il paesaggio si presentava gelido e innevato, trasmettendoci desolazione. Ripercorrere il sentiero sul quale milioni di persone hanno camminato incontro alla morte non è stato semplice e ci guardavamo attorno vedendo nei nostri passi e nei nostri occhi la disperazione di chi ha realmente vissuto questo inferno. Sullo sfondo, dietro le rovine di baracche e forni, un bosco di betulle quasi incantato si imponeva al cielo contrastando le terribili immagini di sofferenza e disumanità che il posto silenziosamente raccontava. Qualche rosa, piantata nella neve, dava segno di compassione e rispetto per coloro che avevano dato la vita in quei luoghi. Finita la visita di Birkenau, la pausa pranzo ha rotto momentaneamente la tensione che si era creata tra noi.

Nel pomeriggio abbiamo visitato Auschwitz 1. Passando sotto alla tristemente famosa scritta “Arbeit Macht Frei” comune a più campi di concentramento, siamo rientrati nel clima di inquieta curiosità. Le prove materiali di ciò che era successo ci hanno fatto capire sempre meglio l’enorme atrocità della tragedia avvenuta. Abbiamo concluso la nostra visita all’interno dell’unico forno crematorio rimasto intatto in tutto il campo. L’orribile vista di questo luogo ha portato a termine la nostra esperienza all’interno dei campi, rispondendo alla nostra domanda principale: era come ce lo aspettavamo? Molto peggio, purtroppo.

……………………….

Il freddo è pungente e il vento è tagliente come lame ghiacciate. Siamo tutti stretti nei nostri giacconi a combattere il gelo, ma sono ben poche le lamentele che osano affiorare alle nostre labbra: quello che ci circonda stringe i cuori di tutti in una morsa dolorosa che ci costringe al silenzio. Ascoltiamo la guida descriverci ciò che di più aberrante abbiamo mai sentito, guardando scheletri di memorie tramutate in parole disperse attorno a noi. ?Siamo in un recinto di morte disumana, presenti come entità completamente estranee a quel destino che ha toccato e incenerito molto più di un milione di persone. Siamo qualche gruppetto di ragazzi che ha deciso di passare per l’inferno per vedere com’è. Siamo fiammelle di vita che tremano a guardare negli occhi una morte spietata che ci osserva immobile e lontana, ma fin troppo presente nelle macerie di camere a gas e forni crematori.

Elisa Scarpa (Città del Tricolore)

……………………….
18 Febbraio 2010
Cracovia

Siamo vicini alla fine di questo nostro viaggio. Abbiamo vissuto moltissime esperienze e collezionato emozioni forti e importanti, che lentamente stiamo assimilando e accettando. Oggi è arrivato il momento di visitare il lussuosissimo Castello di Wawel, con la relativa Cattedrale dei Santi Stanislao e Venceslao, il quartiere ebraico Kazimierz e il Ghetto di Cracovia, di cui sono rimaste solo poche tracce visive; infatti, quasi tutti gli edifici che in passato imprigionavano gli ebrei sono stati rimodernizzati e adibiti ad altre attività. […]

19 Febbraio 2010
Commemorazione di Auschwitz

La settimana in Polonia è giunta al termine per tutti noi. Questa mattina ci siamo recati nuovamente a Birkenau, pronti a commemorare le persone che in quell’inferno sono state incenerite. Ognuno di noi ha avuto la possibilità di assimilare e rielaborare ciò che abbiamo visto. Insieme abbiamo scambiato idee e sensazioni e davanti al vagone posto all’entrata del campo abbiamo dato voce all’amarezza e al dolore.

Abbiamo letto i nostri pensieri, cantato e, indirettamente, ci siamo posti un giuramento di lotta pacifica contro ogni nuova forma di razzismo, discriminazione e violenza. Essere venuti a contatto con una realtà storica come questa, ci ha permesso di maturare e di crescere, e siamo decisi a non dimenticare.  Dopo la celebrazione, ci son stati distribuiti dei garofani, con l’obbiettivo di posarli nei luoghi che più ci avevano colpito: più di 300 persone giravano per il campo, a lasciare un profumato pezzo di cuore nella gelida neve. Centinaia di piccoli semi d’amore sono stati piantati per soffocare l’odio e la distruzione.

Stiamo per tornare a casa, per riprendere la vita di tutti i giorni, ma qualcosa in noi è cambiato: guardiamo il mondo molto più coscienti della realtà violenta che ci circonda. Noi ora gridiamo BASTA!, siamo uniti e faremo la nostra parte per mantenere il rispetto intorno a noi.  […]

Luca Bassi, Serena Tassone, Chiara Caroli e Giacomo Ferrari  (Scaruffi), Elisa Scarpa (Città del Tricolore), Giorgia Grisendi (Liceo D’Arzo di Montecchio Emilia – RE).

Tanti altri articoli su www.CORTOCIRCUITO.re.it

Gli ungheresi…

GIORNO 4

E’ piuttosto strano partire per una terra straniera senza l’ombra di un stereotipo. Ma nessuna aspettativa, di nessun genere, è il modo migliore per ricordarsi lo “stupore”.

Io dell’Ungheria sapevo pressochè nulla, se non che pullula di bagni termali e locali a luci rosse (i secondi solo a Budapest). E’ questo che ho risposto quando mi hanno chiesto cosa pensiamo in Italia degli ungheresi. Piuttosto riduttivo, è vero, ma rispetto alla fama che precede noi italiani nel mondo, non c’è da lamentarsi. Loro dicono di piangere spesso e volentieri, di bere molto e di non essere particolarmente estroversi e calorosi.

La malinconia credo derivi dall’essere “perdenti” in senso bellico (mai vinto guerre, rivoluzioni o battaglie di nessun tipo). Che bevono molto è vero, e probabilmente questa è una conseguenza della precedente caratteristica. Che non siano particolarmente calorosi è ancora da appurare, ma i primi tre ungheresi che ho conosciuto mi sono sembrati simpatici, socievoli e gentili. E direi che tutto questo è di gran lunga preferibile ad un abbraccio soffocante.

Comunque, dopo quello che mi hanno raccontato, mi sento in dovere di depennare l’ultima caratteristica dall’elenco. Dicono che a Pasqua c’e’ una singolare tradizione qui, seguita fedelmente da giovani e anziani, che non vedo l’ora di sperimentare.        

Pare che le donne dipingano uova (e fin qui niente di nuovo) e preparino cibo in quantita’ industriali (e anche qui, nulla di strano), aspettando in casa l’arrivo degli uomini. La cosa spettacolare e’ che una volta in casa gli uomini (vestiti di tutto punto), versano del profumo (o acqua, per le piu’ fortunate) sui capelli delle donne, una sorta di inno alla femminilita’ e alla fertilita’. Dopo di che si mangia tutti insieme quello che le donne hanno cucinato, ma soprattutto si beve.  E poi si ricomincia e si aspetta che altri uomini entrino in casa. Quindi è facile che verso mezzanotte capelli e fegato siano impregnati fino alla nausea (ma per gentile concessione le donne sono autorizzate a lavarsi i capelli fra una ‘cerimonia’ e l’altra -naturalmente non vale lo stesso per il fegato-).

Ecco, per me questo e’ sufficiente a definire gli ungheresi tutt’altro che introversi…

To be continued…

Un istituto al microscopio

invito_chierici
“In una fase di cambiamento storico per questo istituto abbiamo voluto fissare l’attenzione sugli sguardi e la memoria dei luoghi per cogliere il fil rouge che unisce chi ama e ricerca oggi la creatività. Conoscere e riconoscere i giovani di oggi e chi li aiuta a trovare un’identità. La scuola siamo tutti noi.”
Dirigente scolastico ISA “Gaetano Chierici  Maria Grazia Diana

Sabato 27 Febbraio è stata inaugurata a Palazzo Casotti la mostra  fotografica “I.S.A Chierici fotografie di Fabio Boni”, una raccolta che conta 45 ritratti di studenti, insegnanti, oggetti e strumenti di lavoro.

Fabio Boni collabora da anni con l’Istituto d’Arte, dando vita a corsi di fotografia per gli studenti, rassegne ed altri eventi artistici. In questo caso il loro rapporto è andato oltre, il fotografo è penetrato nella storia dell’istituto, nella storia dei professori e dei ragazzi che li vivono le loro giornate, i loro sogni e vedono crescere la loro creatività.
E’ un viaggio quindi nell’universo giovanile, quello più profondo e sincero, evidenziato anche dagli sfondi inesistenti presenti nei ritratti degli studenti. I professori invece hanno un contesto, hanno una storia da raccontare all’interno di quelle aule, storie che sono all’inizio oppure al termine di una vita scolastica passata fra colori, sculture, ceramiche e legni; materiali che sono essi stessi presenti, che portano il loro contributo alla piccolo mondo descritto con grande intelligenza da Boni.

Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito internet http://www.isachiericimostra.it/

La mostra è aperta (gratuitamente) dal Venerdì alla Domenica, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. La chiusura è prevista per il 21 Marzo.

Esperienze diverse, stessi obiettivi

hijab-our-right
Siamo due ragazze come tante, giovani, dinamiche e con la valigia piena di sogni e obiettivi da realizzare. Tanta è la voglia di scoprire il mondo, le sue meraviglie e le sue mille sfide. Ultimamente entrambe ci siamo trovate ad affrontare il mondo del lavoro; chiunque direbbe: «E allora? È una delle tante prove della vita comuni a tutte le persone. E’ normale insomma». Invece no. L’elemento che ci contraddistingue è il fatto che ci siamo trovate ad affrontarlo con l’Hijab ( l’abito islamico ), con tutta la nostra dignità, valori e credo religioso. Il cammino è stato impegnativo e lo è tutt’ora.  C’è voluta perseveranza, pazienza e tanta buona volontà. Svolgiamo due lavori differenti ma l’impegno e la costanza sono le stesse. Ogni giorno affrontiamo e sfidiamo il mondo, perché ogni giorno è differente dall’altro, ogni situazione è diversa. Lavorando a contatto con il pubblico, l’immagine, l’empatia e la fiducia che si crea con i clienti è la chiave per avere successo: dobbiamo conquistare le persone, giorno dopo giorno. Diverse volte ci siamo trovate di fronte a barriere e a pregiudizi, ma Allah (subhana wa ta’ala) ci ha sempre sostenuto. Ci è stata data una chance e noi l’abbiamo colta. Ci siamo rese conto che al di là del guadagno, della gratificazione personale, ci sentiamo responsabili di fare percepire e captare, anche se a piccolissime dosi, il vero Islam; con un sorriso, pazienza, bontà d’animo, buoni comportamenti e fiducia reciproca. La società non è così ostile come sembra, c’è gente e gente. Abbiamo avuto la fortuna di avere come datori di lavoro due persone di mentalità aperta, perché, mettendosi nei loro panni, è a dir poco rischioso assumere persone già di nazionalità diversa e ancor di più ragazze velate.
Chiunque altro non avrebbe mai azzardato questa scelta sia a livello di immagine del punto vendita sia a livello di guadagno.
C’è anche da dire che la maggior parte della gente, ci sottovaluta e ci giudica senza conoscere le nostre competenze, la nostra professionalità , ci catalogano come due ragazze straniere il cui Hijab non copre solo la testa ma anche il cervello.
Per cui carissime sorelle, ma ve lo diciamo con affetto: se vi sentite capaci di fare una cosa, se ne avete le competenze e i requisiti , l’Hijab non è una barriera, non è ostacolo, è parte di tutte noi, è per noi motivo di grande orgoglio.
Per cui non rinunciate alla vostra essenza, non rinunciate a ciò vi spetta di diritto e in maniera univoca vi accadrà ciò che Allah subhanaho  vi ha destinato.

Khadija Sadid e Asmaa Soukat, “GMR Magazine” la voce del giovane Muslim

In Gabella accade… Vieni a scoprirlo!

INFO@GABELLA.RE – via Roma 68/76 – te. 0522/430670 – PROGRAMMA PRIMA SETTIMANA DI MARZO

Mercoledì 3 marzo ore 21 – Guida alle leggende sul clima che cambia
incontro con Stefano Caserini

Docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano, svolge da anni attività di ricerca nel settore dell’inquinamento dell’aria e dei cambiamenti climatici. È consulente di enti pubblici e privati per la redazione degli inventari delle emissioni in atmosfera e per l’impostazione delle politiche di riduzione. Ha collaborato alla revisione del Quarto Rapporto IPCC, Terzo Gruppo di Lavoro, ed è autore di circa 60 pubblicazioni scientifiche nel settore dell’inquinamento dell’aria e della gestione dei rifiuti. 

Giovedì 4 marzo ore 21 – Un padre in cerca della verità
Incontro con Vincenzo Agostino
, Padre del poliziotto ucciso insieme alla moglie, Ida Castellucci (incinta di 5 mesi) nell’agosto di diciassette anni fa a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, attende ancora di sapere chi siano mandanti ed esecutori di quell’omicidio per il quale non ha pagato ancora nessuno. Sua moglie non ha ancora tolto il lutto, lui dal quel tragico 5 di agosto del 1989 non ha più tagliato barba e capelli che sono cresciuti lunghi e canuti sulle sue spalle tanto da renderlo ormai un’icona dei familiari delle vittime della mafia: ha giurato di farli crescere fino a che non saprà perchè hanno ammazzato suo figlio Nino.

Venerdì 5 marzo ore 21- ”Femminile plurale: frammenti in Chiaroscuro”
“La Sconosciuta” proiezione del film di Giuseppe Tornatore

Irena, una ex-prostituta ucraina, è quanto mai determinata nella ricerca di un lavoro in un palazzo di eleganti appartamenti di Velarchi, una fittizia città del Nordest italiano, e comincia occupandosi della pulizia della scala. In realtà, fa questo per riuscire a trovare un lavoro per la famiglia Adacher, che risiede nel palazzo. Irena fa amicizia con Gina, che si prende cura della figlia degli Adacher, Tea, e vive nell’appartamento con la famiglia.

Sabato 6 marzo ore 8.30: Gabella in mensa Caritas – tutti insieme alla Mensa Caritas in via dell’Aereonautica
Vieni a fare il volontario in mensa Caritas con noi!!!

Sabato 6 marzo ore 17.30: Filo diretto con GA3 – Generazione Articolo 3
Vuoi conoscere questa associazione di giovani che vogliono costruire una città in dialogo con se stessa e i suoi cambiamenti? Vieni in Gabella per un incontro, per conoscersi e fare insieme!

Successivi »