Pubblicato da: mattia il 5 febbraio 2010 su Leva Giovani
Requisito base: possesso Carta Giovani,
Video Story
La leva si inserisce nel progetto “No-Alcol on the road”.
Per promuovere la campagna a favore dell’utilizzo di bevande analcoliche tra la popolazione giovanile, potresti collaborare con la tua immaginazione e abilità creativa alla produzione di un video presso il Centro Giovani “Pachamama”.
Quando: tutti i martedì e i giovedì dalle 15 alle 18, presso il Centro Giovani Pachamama, parco Don Andreoli, da febbraio a maggio 2010.
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 80 punti (40 ore)
Numero massimo volontari richiesti: 15 giovani (ai giovani sono richieste competenze nel campo delle riprese video, nella creazione di storie e nei giochi di ruolo)
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
RUBIERAGIOVANI on the net
La leva si inserisce nel progetto “No-Alcol on the road”.
Per promuovere la campagna a favore dell’utilizzo di bevande analcoliche tra la popolazione giovanile, potresti collaborare per mantenere aggiornato il sito RUBIERAGIOVANI, per proporre confrontisulla rete, sul sito, sul social network.
Quando: tutti i lunedì dalle 21 alle 23, presso la sala giovani polivalente, parco Don Andreoli, da febbraio a maggio.
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 20 punti (10 ore)
Numero massimo volontari richiesti: 6 giovani
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
Dance for live
La leva si inserisce nel progetto “No-Alcol on the road”.
Per promuovere la campagna a favore dell’utilizzo di bevande analcoliche tra la popolazione giovanile, puoi entrare a far parte di un gruppo di ballo Hip Hop che si esibirà nei diversi eventi dedicati al progetto “No-Alcol on the road”,collocati nel corso dell’anno, sulle strade, nelle piazze e nei locali da ballo, come messaggio promozionale.
Quando: presso la palestra Blak Jack, via Emilia Ovest 50/D, da febbraio a maggio 2010.
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 60 punti (30 ore)
Numero massimo volontari richiesti: 8 ragazzi/ragazze (ai partecipanti sono richieste competenze base nella specifica disciplina)
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
Rubiera summer festival
La leva si inserisce nel progetto “No-Alcol on the road”.
Per promuovere la campagna a favore dell’utilizzo di bevande analcoliche tra la popolazione giovanile, puoi collaborare con l’Associazione Culturale Eclettica per organizzare il punto ristoro all’interno della rassegna musicale Web Nigt Cafè, e nelle manifestazioni rivolte ai giovani collocate nel corso dell’anno, sulle strade, nelle piazze e nei locali da ballo.
Quando: 6/7 eventi organizzati da aprile a luglio 2010.
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 50 punti (25 ore)
Numero massimo volontari richiesti: 15 ragazzi/ragazze (ai partecipanti sono richieste competenze base nella specifica disciplina)
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
Per crescere insieme
La leva si inserisce nel progetto Cittadinanza Attiva
Ti piacerebbe intrattenere i bambini in giochi, a condividere esperienze divertenti? Partecipa allora alle attività extrascolastiche proposte dal servizio Pianeta Educativo.
Quando: tutti i pomeriggi, dalle 15 alle 18, presso il servizio collocato in via Muratori 18/N, da febbraio a maggio 2010
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 72 punti (36 ore)
Numero massimo volontari richiesti: 5 ragazzi/ragazze
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
Vuoi accedere ad internet?
La leva si inserisce nel progetto Cittadinanza Attiva
Molte persone utilizzano le postazioni internet all’interno della biblioteca comunale, ma non conoscono le procedure di accesso. Saresti disponibile a sostenerli in questo percorso? Ad insegnare loro ?
Quando: il martedì, il mercoledì, il giovedì il venerdì, dalle 16 alle 19, presso la biblioteca comunale, da febbraio a luglio
Punteggio assegnato: 2 punti all’ora
Punteggio massimo assegnato 40 punti (20 ore)
Numero massimo volontari richiesti: Minimo 18 anni
Per ulteriori informazioni e adesioni: Massimiliano Giorgi – servizio Solelettrico – tel. 0522/620114.
Pubblicato da: mattia il 5 febbraio 2010 su Portale Giovani

di Elena Razzoli e Francesco Faccia
In queste poche righe vogliamo raccontarvi il viaggio di due aspiranti atelieristi nel delirante mondo del gioco.
Il nostro itinerario attraverso le ludoteche di Reggio Emilia incomincia il 27 Gennaio 2010.
Siamo partiti ignari di quello che ci aspettava e pieni di voglia di conoscere e di metterci alla prova all’interno di un ingranaggio che conoscevamo solo per sentito dire e che mai fino ad ora avevamo toccato con mano.
Un’ esplorazione purtroppo fugace ma, vi anticipiamo, sicuramente capace di lasciare un orma, un segno o comunque un desiderio di nuova scoperta e perché no, magari riscoperta di noi stessi.
Ma che cos’è dunque una ludoteca se non il luogo del delirio? E che cos’è il delirio se non l’uscire dall’ordinario, dal prestabilito, dalla minestra riscaldata, dalla routine che diventa noia, della rigidità delle regole imposte per abbracciare quelle liberamente condivise legate al gioco?
Un delirio positivo, sperimentatore, portatore di novità, un rinnovamento che gli educatori contribuiscono ad alimentare: attraverso il coinvolgimento in attività di gruppo, laboratori, giochi liberi.
Questa è un po’ l’idea che vogliamo lasciare di questa esperienza, qualcosa di svincolato, con più possibili scelte, di non inquadrato; ma anche di meditato impegno e costanza degli addetti ai lavori che sono sempre in prima linea.
Gli educatori ci hanno accolto nelle rispettive ludoteche; Gorillante Saltellante, Grillo Parlante e Kaleidos, entusiasti di farsi conoscere e di coinvolgerci nella loro realtà.
Ci è stata offerta la possibilità di condividere per qualche giorno una dimensione fatta di tempi e spazi propri, la possibilità di contribuire e assistere al lavoro di chi si muove ogni giorno per reinterpretare e ridisegnare continuamente il mondo del gioco, che è anche il mondo della conoscenza e della crescita.
Ma adesso stiamo calmi…ci siamo inseriti semplicemente in piccoli interventi: ritagli, incollaggi, stampe, documentazioni e, non dimentichiamolo, il gioco.
Abbiamo visto inoltre un luogo non solo per i piccoli, ma anche per i più grandi e pure per gli adulti. La ludoteca è in fondo un polo dove incontrarsi e conoscersi, i genitori possono stare con i propri figli, ma possono anche fermarsi a chiacchierare, a discutere.
Ci sono alcuni momenti poi che facilitano molto l’incontro, come la merenda, preparata sempre dagli educatori con l’aiuto dei genitori o le stesse attività di laboratorio.
Non sempre però dove ci sono tante possibilità é facile mantenere un equilibrio armonioso, abbiamo visto come è importante che ogni figura che viene ad abitare la Ludoteca contribuisca nella sua piccola parte a far girare questo meccanismo delicato .
Rispetto, ascolto, attenzione per le norme, sono alla base della pacifica convivenza, soprattutto in un ambiente dove il ricircolo di persone é continuo e spesso vario.
Ed è proprio grazie a questa varietà che la ludoteca può manifestare la sua creatività.
Abbiamo voluto, in queste poche righe, raccontarvi il viaggio di due aspiranti atelieristi nel delirante mondo del gioco.
Pubblicato da: hypomnemata il 5 febbraio 2010 su hypomnema
Riprendo in mano le pagine del blog dopo due lunghi mesi.
Approfitto delle festivita’ cinesi (tra dieci giorni c’e’ il Capodanno cinese – la festa piu’ importante dell’anno, che dara’ il via al nuovo anno della tigre) per fare il punto sulle maggiori novita’ dal mondo mandarino. La prima riguarda il mio contratto di impiego presso l’universita’. A fianco del corso su Storia e Cultura Italiane mi hanno anche chiesto di insegnare Film Analysis, dopo che alcuni colleghi occidentali hanno sparso la voce sulla mia grande passione. A me non puo’ che far piacere, ma nel prossimo semestre (che prendera’ il via il 1 Marzo) dovro’ insegnare molte piu’ ore. Ne approfittero’ comunque per fare alcune riflessioni sul cinema cinese (oggetto del mio interesse personale) e sulla percezione cinese del cinema occidentale (oggetto del corso).
Inoltre, sono da poco reduce da un piccolo ma significativo viaggio attraverso la Cina (e precursore della spedizione estiva – di cui parlero’ a tempo debito) che mi ha portato dalla glaciale Harbin, alla quasi altrettanto fredda Pechino, fino al “remoto” Szechuan, nel profondo sud. Se ad Harbin ho avuto modo di visitare l’incantevole Harbin Ice Festival (di cui scrivero’ in un apposito post), Pechino e Chengdu hanno sicuramente ampliato la mia conoscenza della Cina e comprensione dell’universo culturale mandarino.
Non avendo tempo ne’ la volonta’ di sommergervi di parole con un racconto da turista, vi riporto solamente alcune emozioni particolari ed impressioni forti che i due posti mi hanno lasciato.
Da un parte Pechino, culla del potere del Partito (il piu’ longevo – al governo – al mondo), citta’ dove modernita’ e classicita’ si combinano in modi inediti sotto la spinta dello sviluppo economico e del successo dei giochi olimpici (che hanno reso Pechino, a suo modo, una citta’ multiculturale, vista la crescente quantita’ di espatriati che ci si sono trasferiti), attutita pero’ dall’incrollabile fascino dell’eredita’ imperiale cinese e dall’amore dei cinesi per le loro tradizioni.
Un gruppo di miei devoti e appassionati studenti pechinesi mi accompagna nel punto piu’ splendido della Grande Muraglia, evitando con estremo piacere il fastidio dei canali turistici. Un posto da togliere il fiato, conferma dell’indissolubile resistenza del passato di questo paese. Una cinta muraria maestosa lunga oltre 6500 km, che nasce sulle spiagge del Mar Giallo e si insabbia nelle dune gialle del deserto del Gobi, dopo aver attraversato montagne, fiumi e valli. Sorprende scoprire come la Muraglia abbia piu’ volte fallito il suo intento protettivo, funzionando invece come portentosa “rete telefonica”, con cui le diverse torri di guardia potevano trasmettere informazioni in pochi minuti fino al centro di Pechino…
(Con orgoglio mi insegnano una celebre frase di Mao sulla Muraglia: “Chi non scala la Grande Muraglia non e’ un vero uomo!” / “Bu Dao Chang Cheng Fei Hao Han“)
Infine Chengdu, capitale del Szechuan, famosa per il devastante terremoto del 2008 e per la (piccante e deliziosa) cucina. Una citta’ di 5 milioni di abitanti dove si ha l’impressione di essere in una citta’ di provincia relativamente calma e rilassata. Facendosi largo tra la nebbia e le liane che dipingono la “giungla” cittadina, sorge un piccolo mondo fatto di buddhismo, sale da the e tavoli all’aperto dove la gente gioca a mahjong, e una vibrante vita notturna che ricorda le capitali estive dell’Europa meridionale.
Un’escursione nella piccola citta’ di Leshan, perla sperduta nella giungla che ospita un Buddha gigantesco di 70 metri, continua ad alimentare il mio sogno di scendere fino in Indocina durante l’estate. Citta’ cosi’ piccole di stranieri ne vedono pochi. Lo capisco dalle facce incuriosite e sorprese della gente che incontro aggirandomi per i viali di una citta’ vecchia (e sporca) dove scopro una piccola moschea ricavata in un garage, e un mercato di alimenti dove un macellaio taglia con rigore la sua carne tra biciclette e motorini carichi di riso e polli che passano tra i banchi. In un angolo, lungo la strada, alcune ragazze si fanno lo shampo in un secchio d’acqua… Scene quasi surreali che si svolgono quotidianamente sotto gli occhi addormentati del Buddha gigante.
Tornero’ in queste terre, nella speranza di poter assaporare mille e piu’ di queste emozioni sulla strada per l’Indocina…
e.
Pubblicato da: mattia il 3 febbraio 2010 su Portale Giovani

I gadget tecnlogici proliferano, ogni giorno assistiamo a novità e alla comparsa di oggetti sempre più performanti e stupefacenti. Spesso, presi da un timore storico verso il nuovo oppure a causa di una scarsa dimestichezza con gli apparecchi elettronici, non riusciamo a sfruttarne a pieno le potenzialità.
Il concorso XMEDIA è volto a favorire lo sviluppo delle forme emergenti della creatività nelle nuove generazioni e a promuoverne l’attenzione da parte della scuola e intende premiare quelle composizioni poetiche multimediali originali che nell’intreccio di testi, suoni e immagini si distinguano per valore estetico, lirico e tecnologico.
Saranno presenti due sezioni, una dedicata agli MMS e una al Podcasting, due forme di comunicazione che sintetizzano in modo perfetto la percezione veloce della parola e la multimedialità. Per questo si invitano tutti, giovani delle scuole elementari, scuole medie, superiori e studenti universitari (comprese le istituzioni educative), a partecipare al concorso. Il cellulare non è infatti solo un nemico da combattere, un oggetto che provoca alienazione e distacco dalla realtà, ma anche un mezzo che può diventare creativo e culturalmente interessante.
Le iscrizioni termineranno il 31 Marzo 2010.
Scarica il regolamento
Vai alle iscrizioni
Guarda il “museo delle poesie multimediali”
Pubblicato da: mattia il 2 febbraio 2010 su Portale Giovani

Siamo abituati a pensare alla Resistenza come storia, un periodo passato che spunta fuori nelle nostre coscienze pochi giorni l’anno, solitamente il 25 Aprile e durante le interrogazioni in quinta superiore, come se le lotte partigiane, gli scioperi e la coscienza civile dimostrata da molti italiani in quel periodo fossero solo parole e date da ricordare.
Facciamo fatica a de-contestualizzare, a capire che quello è stato un esempio che può tornarci molto utile, che in fondo, in fondo alla nostra penisola, ci sono persone che stanno lottando allo stesso modo, che stanno provando le stesse cose provate dai nostri nonni o bisnonni, anche se la guerra non c’è più e non ci sono più le rappresaglie, le deportazioni e le fucilazioni. Ne abbiamo parlato proprio pochi articoli fa, ve lo ricordate? Leggi il resto »
Pubblicato da: mattia il 2 febbraio 2010 su Portale Giovani
di Elena Razzoli
-immigrato- tratto dal documentario realizzato dai ragazzi. Regia: Alessandro Scillitani
Si è svolta venerdì 29 Gennaio nell’Aula Magna dell’Università di Reggio Emilia la giornata dedicata alla premiazione del concorso “PRENDI LA STRADA GIUSTA E …DISEGNALA”, concorso dedicato al tema dell’antirazzismo, rivolto a ragazzi di età compresa tra i 9 e i 19 anni.
Sono 7 le scuole elementari che hanno partecipato, 8 le scuole medie e 3 le scuole superiori, per un totale di 820 vignette che hanno preso parte al concorso. Sono 13 le vignette premiate, appartenenti a bambini e ragazzi, le prime 3 saranno visibili sul retro di tre linee di autobus della città.


La forte partecipazione all’evento ha evidenziato una sempre crescente attenzione riguardo al tema della multiculturalità, che sembra toccare particolarmente i ragazzi che vivono e crescono ogni giorno a contatto con culture differenti.
Sembra che siano proprio i ragazzi e i bambini che hanno partecipato a questo concorso a “educare” l’adulto all’accettazione della diversità e lo hanno dimostrato bene nel loro impegno e nel loro lavoro.

Apre la mattinata Fulvio Bucci della Scuola di Pace di Reggio Emilia. Più di 30 Associazioni che prendono parte e sostengono questo progetto che vuole trasmettere l’educazione alla pace e alla non violenza partendo dall’utilizzo di strumenti e arti espressive. “Resistere alla paura. Riflettiamo per cercare di capire insieme quali percorsi di lotta al razzismo possiamo incentivare e metter in campo”.
In questa mattinata di incontro e scambio sono stati i ragazzi a evidenziare quanto nella nostra società ormai multiculturale ci sia spazio per l’altro e quanto questo “altro” sia diventato parte integrante di quello che possiamo definire un “noi” allargato e ricco.
Vorrei chiudere prendendo a prestito le parole di M.K.Gandhi usate da Scuola di Pace:
“La scienza della non violenza sta prendendo forma. Non siamo ancora consapevoli di tutti i suoi aspetti. C’è un ampio spazio per la ricerca e l’esperimento in questo campo.”
M.K.Gandhi


Pubblicato da: annalisa il 30 gennaio 2010 su Portale Giovani
Campi di lavoro sulla legalità con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli
Calabria, Estate2009
Quando mi è stato chiesto di raccontare del Campo di lavoro sui terreni confiscati alla ’ndrangheta, ho provato e riprovato a cercare le parole ma tutto quello che ho scritto mi è suonato riduttivo. E’ stata un’esperienza molto importante, di crescita personale, difficile e bellissima nello stesso tempo e fatico ancora oggi a capire da dove partire per spiegare.
Potrei scrivere che al campo eravamo una ventina, che eravamo tutti insieme in una scuola, dormivamo in camerate uomini e donne, divisi in gruppo ci occupavamo di cibo e pulizie e sono nate amicizie molto belle. Che tutte le mattine andavamo nei campi e nel pomeriggio facevamo incontri molto interessanti con persone del luogo che ci hanno raccontato “ordinarie storie di mafia”. Come Saffioti imprenditore calabrese che vive sotto scorta perché ha denunciato il racket, o Lavorato ex sindaco di Rosarno; recentemente salita alla ribalta per la rivolta degli immigrati. Potrei dire che molta gente del paese ci evitava, che altri ci hanno apertamente insultati, che qualcuno è venuto a stringerci la mano, che i ragazzi che lavorano sulle terre confiscate o che organizzano i campi di lavoro, sono ragazzi normalissimi con un coraggio grande come una casa e che non vanno lasciati soli. O anche che coltivare la terra in modo biologico vuol dire togliere gli insetti dalle piante uno per uno, e allora capisci perché il biologico costa tanto. Potrei scrivere che a Polistena ci sono una ventina di adolescenti che hanno scelto di stare con Don Pino, con Libera e la legalità, e che non è la stessa cosa fare questa scelta a Reggio Emilia o farla a Reggio Calabria, perché farla a Reggio Calabria vuol dire essere emarginati dagli altri ragazzi, vuol dire motorini graffiati, gomme bucate.
Potrei raccontare questo e molto altro però alla fine non riuscirei a dirvi cos’è Polistena, cosa vuol dire fare un campo di lavoro con Libera. Così ho scelto di condividere con voi una lettera che ho scritto in Calabria, nella speranza che possano, le parole scritte di getto, essere uno sguardo buttato su Polistena. Ma soprattutto vi invito ad andare a vedere coi vostri occhi e con le vostre mani, cosa vuol dire fare un campo di lavoro sulla legalità e conoscere persone che hanno fatto scelte difficili.
A Polistena i ragazzi di Libera hanno un motto che dice così: “restare per cambiare, cambiare per restare”.
Amica mia sono ormai alla fine di questo viaggio e anche oggi ho messo le mani nella terra. Sai qual è la meraviglia? ci sono 1000Km tra Scandiano – Reggio Emilia e Polistena – Reggio Calabria e quando affondi le mani nella terra senti lo stesso profumo di erba, di umido, di ferro, di lavoro, di fatica, di resistenza.
Resistenza , amica mia, ecco cosa ho trovato in questa terra che si porta dentro gli odori e i colori dell’Africa. Ogni volta che sposti un sasso, raccogli erba tagliata, peli una melanzana, compi un atto di resistenza. Perché qui coltivare la terra con amore e in piena legalità è una scelta di coraggio che dice:”io non ci sto”. Io non ci sto con il lavoro nero, io non ci sto con lo sfruttamento degli immigrati, io non ci sto con l’inquinamento dei terreni, io non ci sto con la privazione dei diritti.
Tu amica lo sai, mio nonno ha fatto il partigiano, mio padre il sindacalista e mi hanno raccontato cosa significa difendere la libertà e i diritti, ma sono dovuta scendere a sud per vedere, per sentire sulla pelle, per capire. Lo diceva anche Pertini nella prefazione de “I miei sette figli”: “la storia dei Cervi dimostra come si possa diventare antifascisti partendo dai valori più elementari ed essenziali: l’amore per l’uomo, il culto della famiglia, la passione per il lavoro nei campi”. E allora? allora forse questo viaggio è una grande metafora. Muoversi, viaggiare, scendere verso il basso, dentro se stessi, verso la terra, scivolare verso sud, dove il sole è più caldo e i colori sanno di odori forti, affondare le mani nella terra e raccogliere melanzane che sanno di resistenza, sanno di libertà.
Ed è così che il cerchio si chiude: partire da Reggio per tornare a Reggio, passando da Reggio.
Annalisa

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli

Campi estate2009 - foto di Serena
Per chi fosse interessato a provare l’esperienza dei campi di lavoro (legalità, ambiente, cultura)
http://www.legambiente.eu/volontariato/campi/index.php
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2796
Pubblicato da: mattia il 28 gennaio 2010 su Portale Giovani

Di Francesco Faccia e Elena Razzoli
« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario ».
Primo Levi
Da questo proposito parte un piccolo esperimento volto a capire quanto si conosce o si ha idea di cosa sia la “Giornata della memoria” e i fatti che essa ricorda.
Alcune interviste a giovani e adulti che non vogliono stabilire percentuali o statistiche assolute, ma semplicemente dare un’ idea di quanto questo tema sia accolto dalla città.
Un intento che può sembrare banale o forse presuntuoso, ma che ogni volta riserva sorprese, a volte incoraggianti a volte non proprio.
Se capita infatti di trovare piccoli drappelli di studenti davanti alla biblioteca, consapevoli o meno di questa ricorrenza, non è difficile incontrare per le vie della città, persone assolutamente disinformate, sia sul significato del ventisette gennaio sia su quei fatti terribili che essa ricorda.
“Che cos’è la memoria e perché è importante ricordare?”
“Normalmente sarebbe importante ricordare…”
“E’ importante ricordare, è storia, ma personalmente non lo sento tanto, non c’è niente in giro.” Leggi il resto »
Pubblicato da: mattia il 28 gennaio 2010 su Portale Giovani

Articolo del giornalino studentesco Cortocircuito.
Guardandomi intorno spesso li vedo: tanti e piccoli cerchi nell’acqua, immagini di un movimento vacuo e inespressivo. Spesso li sento: flebili ronzii bagnati e impotenti, condensati in un’aria secca e immobile. Sono sciami di giovani insettini neri; nient’altro che mosche la fonte di quei cerchi, di quei rumori. Moscerini grassi di latte, imprigionati in un piccolo tinello a doghe spesse, in un maneggio solitario, di un’amena valle primaverile.
L’uomo non è nient’altro che una mosca, prigioniera in un secchio di latte appena munto e riversato dall’alto, dalle calde e pesanti mammelle di una florida vacca che dal basso impedisce la visione del cielo azzurro. Così, turgide di quell’opalescente nutrimento in cui stanno annegando, pingui di quel tepore nel latte della vacca e gonfie delle verità della piccolezza in cui sguazzano e ronzano, le mosche si fanno via via sempre più pesanti e sature del dolce e facile latte.
Le ali delle più sazie e quiete sono già rigide, in una calma che è caratteristica della morte, impregnate e terse di quel grave nutrimento, di quelle verità piovuta dalle imponenti mammelle. Alcune musicalmente resistono, gravemente e con sonori sforzi di ali svolazzano mirando al bordo, tentando di innalzarsi dal secchio di se stesse verso il limite. Molte, all’interno di quella geometrica costruzione di legno e chiodi, cedono e mollemente si lasciano tirare a fondo, fuse e ammorbate di quel silenzio che è proprio del tappeto nero sulla densa superficie. Poche escono.
Abbiate il coraggio di innalzarvi oltre l’orlo del vostro neutro secchio d’allevamento, volate sopra la gonfia e plumbea palude di mosche e latte. Abbiate il coraggio di vivere!
Matteo Guidetti (Liceo Ariosto Spallanzani)
…e tu come la pensi?
esprimi il tuo parere, scrivendo un commento!
Pubblicato da: mattia il 27 gennaio 2010 su Portale Giovani

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»
Articolo 1, Legge 211 del 20 Luglio 2000
Memoria. Ricordo. Sono queste le due parole ricorrenti del 27 Gennaio, giornata mondiale della memoria che ricorda la liberazione, o meglio scoperta, del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.
Memoria e ricordo. Nel paragrafo precedente ho usato queste parole quattro volte in tre righe, non perché il dizionario dei sinonimi e contrari è stato perso in qualche angolo buio della scuola superiore, ma per esibire quello che è questa giornata. E’ passato, è storia, è qualcosa che è fuori dalla nostra mente e dalla nostra portata di cittadini indaffarati a fare e pensare mille altre cose. Un giorno all’anno però, dobbiamo ricordare, memorizzare, portare con noi, chissà che in futuro torni utile.
In realtà sappiamo benissimo che questa ricorrenza o data o chiamatela come vi pare, è più attuale di quanto possa dire il nome anacronistico già di per sé. I giornali ne parlano, i telegiornali lo mostrano, le inchieste televisive lo sezionano per studiarlo da dentro, negli stadi lo urlano e nei bar, piazze al chiuso resistenti ai fumosi Social Network, lo si esprime sottovoce e spesso senza rendersene conto. Il razzismo? Si, proprio lui. Non sto dicendo che siamo tutti degli inguaribili razzisti, seguaci di qualche teoria sballata o del mito della razza.. No. Semplicemente credo, ma magari mi sbaglio, che la situazione attuale sia dettata più da un problema di scarsa informazione che da idee razziste o xenofobe, problema di scarsa conoscenza delle usanze altrui e della cultura delle persone che vediamo così “diverse”, farcita da numerosi luoghi comuni che imperversano anche nella mente degli individui più aperti. Problemi che però vanno affrontati, gli errori servono per insegnare qualcosa dopotutto. E l’errore, nei secoli scorsi, si chiamava antisemitismo, una campagna dell’odio nei confronti degli Ebrei alimentata non solo da forze politiche nazi-fasciste ma da gran parte della civiltà occidentale.

Per questo credo che questa data sia importante, che non debba cadere nel profondo pozzo della retorica, della ricorrenza fine a se stessa, celebrata solo dagli alunni nelle scuole e da pochi storici interessati. Ricordare si, ma soprattutto conoscere perché, come diceva Primo Levi
« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario »
Visitate il link delle iniziative organizzate dal comune, con la speranza che possano servire da motore, spillo fastidioso ma necessario, per la conoscenza di uno dei più grandi e/orrori partoriti dalla mente umana. E non ripeterlo/i.
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